Sicurezza
«Misericordia senza un piano industriale»
I Cobas accusano i vertici della Confraternita di volere soltanto dismettere servizi e personale
PISA. «Non esiste un piano industriale ma solo dismissione di servizi e personale». I Cobas bollano come «astratto» il piano industriale presentato lo scorso luglio dalla Misericordia e pubblicato nei giorni scorsi dal Tirreno. «La Misericordia non mostra le cifre reali dei costi e dei ricavi dei servizi e l'obiettivo del pareggio economico entro il 2015 è irraggiungibile – accusa Isabella Gentile dei Cobas -. Le cifre del presunto bilancio sono caricate del debito contratto in questi anni e degli interessi passivi con le banche: non si comprende, così, quali siano le reali entrate e uscite». Quello presentato è «un piano astratto che parte dalla vendita dell'attuale sede per la quale non ci sono acquirenti e dalla spasmodica ricerca di volontari – continua Gentile -, senza chiedersi la ragione dell'allontanamento della stragrande maggioranza di loro. Negli ultimi due anni non si è affittata né venduta la sede del Cep: gli eventuali acquirenti sono fuggiti via dinanzi a richieste fuori mercato, mentre attorno al Cep, Farmacie spa e soggetti privati potenziano i loro ambulatori». Per quanto riguarda la soppressione temporanea dei servizi “Pollicino” e “Ospedale” indicata nel piano, «si dimentica di dire che questi servizi non possono essere realizzati solo con personale volontario - prosegue Gentile -. Traspare, inoltre, la volontà delle associazioni di volontariato di prendere i servizi e i ricavi senza farsi carico del personale Misericordia. Come se ciò non bastasse, solo poche settimane fa ad alcuni dipendenti è stato dato in concessione (con cessione del ramo di azienda) il negozio dei fiori per un ventennio ad una cifra che giudichiamo fin troppo bassa e senza alcuna gara di appalto. Di questa operazione i sindacati e i lavoratori non sono mai stati informati». Secondo i Cobas, «dopo i 39 licenziamenti, altri posti di lavoro saranno a rischio alla Misericordia». «Gli attuali vertici della Confraternita – sottolinea Gentile - hanno dimostrato incapacità gestionale e organizzativa. Tutto ciò traspare dal piano di ristrutturazione economica, finanziaria e operativa. Se vogliamo salvare la Misericordia bisogna fare ben altro a partire dal diretto coinvolgimento dell'Azienda ospedaliera e della Società della salute. Abbiamo pochi giorni – conclude Gentile - per sapere se esiste la volontà di salvarla».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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