Il Tirreno

Pisa

Il pittore che piaceva ai mercanti

di Maurizia Tazartes
Il pittore che piaceva ai mercanti

Barnaba da Modena fu chiamato a Pisa e si fermò a lungo. Dipinse Madonne e si invaghì della modella che dava loro il volto

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PISA. Si sente subito che non è pisana, che non si porta dietro quegli umori un po' legnosi dei pittori nostrani. È troppo armonica.

La Madonna allattante di Barnaba da Modena, proveniente dalla chiesa cittadina di San Giovanni dei Fieri (già chiamata San Giovannino, in via Pietro Gori), è uno dei vanti del Museo di San Matteo.

Il manto azzurro lumeggiato d'oro di matrice bizantina, la Madonna è attorniata da teste d'angelo e sovrastata da due tondi con l'arcangelo Gabriele e l'Annunciata e sta allattando il Bambino vivace e curioso.

Dipinta su una tavola (82 centimetri per 61 di dimensioni), firmata "BARNABAS DE MUTINA PINXIT" (Barnaba da Modena dipinse), con le sue ombreggiature emiliane e i colori scintillanti d'oro, testimonia l'avventura di questo fertile pittore attivo per molti anni a Genova e chiamato poi a Pisa.

Gli anni Ottanta del Trecento non erano un buon momento per la pittura pisana. Sono scomparsi i maggiori pittori locali, rimangono figure di minor spicco come Francesco Neri da Volterra, Cecco di Pietro e il più giovane e prolifico Turino Vanni.

Così il 2 giugno 1379 (1380 del calendario pisano) l'Opera del Duomo manda a Genova il lucchese Giovanni Pezzini per invitare Barnaba in città. Il pittore vive nella città ligure dal 1361, con cittadinanza e bottega, e vi rimarrà sino al 1383 lavorando per la Penisola e l'estero. Era un pittore celebre, noto dalla Liguria alle Coste del Mediterraneo occidentale sino in Catalogna.

A Pisa avrebbe dovuto portare a termine le Storie di San Ranieri in Camposanto, iniziate da Andrea Bonaiuti da Firenze e lasciate interrotte per la sua morte.

Ma, non si sa per quale motivo, queste storie Barnaba non le dipingerà mai. Al suo posto le concluderà invece Antonio Veneziano.

In compenso il pittore modenese realizza diverse Madonne con bambini dai piedini mossi e giocosi, la sua specialità

Poche sono le notizie pisane relative a Barnaba, poche le date. Ma il suo soggiorno in città è abbastanza duraturo, visto che vi lascia un certo numero di opere.

Si sa per certo che il pittore è citato il 13 marzo 1383 nell'atto di vendita di una casa a Modena, mentre nel marzo e nel novembre dello stesso anno è ricordato come abitante a Genova. Segno che aveva probabilmente già lasciato Pisa. Ma della sua permanenza in città resta appunto traccia con dierse opere. Tra le più belle c'è la Madonna dei Mercanti, una grande tavola (180 centimetri per 80 le dimensioni), più evoluta della precedente.

Giunta dal convento della stessa chiesa di San Giovanni dei Fieri, è esposta nello stesso Museo di San Matteo. Rappresenta la Madonna con il Bambino in piedi sulle sue ginocchia tra otto angeli, due dei quali seduti sulla base del trono reggono cartigli con scritte.

La destinazione è importante, la Corporazione dei Mercanti pisani, come recita la scritta sul basamento della cornice: "CIVES ET MERCATORES PISANI PRO SALUTE" (Cittadini e mercanti pisani per la salvezza).

Non manca neppure la firma consueta: "BARNABAS DE MUTINA PINXIT". Un capolavoro, parte superstite di un complesso più grande, alla cui impostazione guarderà quindici anni dopo Spinello Aretino.

La confraternita era ricca e bisognava accontentarla. Si racconta che il pittore sia andato a cena in un'osteria insieme a tre mercanti che gli avevano spiegato in ogni particolare l'iconografia. Volevano scritte, angeli, colori e oro in abbondanza.

L'opera ha successo. Il mercante pisano Jacopo Compagni ordina infatti al pittore un polittico con al centro un'Incoronazione della Vergine per la chiesa di San Francesco, oggi perduta.

Un' altra grande tavola a più scomparti con al centro la Madonna in trono tra i santi Bartolomeo, Andrea, Pietro e Agostino gli viene richiesta per la chiesa di Ripoli (Cascina) ed è forse conservata presso l'Arcivescovado di Pisa.

Sembra che nel frattempo Barnaba si fosse invaghito di una pisana, una certa "monna Caterina" che faceva da modella alle Madonne. Non sappiamo dove il pittore abitasse, ma doveva avere una bottega in città con aiuti, garzoni e seguaci. Non a caso pittori come Spinello Aretino faranno tesoro dei suoi schemi. Il suo stile raffinato ed elaborato, con largo uso di oro, influenza non solo pittori pisani, ma liguri, piemontesi e senesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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