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Vissi d’arte, la scelta del pittore studiato dai chirurghi plastici
Enrico Fornaini festeggia 50 anni di attività. I suoi ritratti sono diventati un modello estetico. A ottobre una mostra
PISA. Di Enrico Fornaini si era occupato per la prima volta il Telegrafo (il vecchio Tirreno) nel 1963. Appena diciannovenne il pittore era già stato notato dalla critica per l'originalità della sua tecnica e di li' a poco avrebbe presentato la sua prima “personale”. Da quella foto, nello studio di via San Martino, sono trascorsi 50 anni. In questo mezzo secolo il pittore, cresciuto nella bottega fiorentina di Pietro Annigoni, ha realizzato affreschi per le principali chiese monumentali delle province di Pisa, Lucca e Livorno. Fedele interprete della Scuola della realtà appresa dal suo maestro, Fornaini ha ritratto i volti della pisanità e dipinto le distese di San Rossore, sua continua fonte di ispirazione. Le proporzioni con cui ha ritratto le sue bellissime fanciulle sono state oggetto di studio da parte di chirurghi specializzati in lifting, agli esordi della chirurgia plastica. Ha tenuto mostre a Norimberga, a New York e a Teheran, collaborando al ritratto della regina Elisabetta, tuttora esposto alla National Gallery di Londra. Eppure quando lo si incontra nel suo studio di via Mazzini si resta spiazzata da tanta semplicità: è come se al posto di un artista cosmopolita ci si trovasse di fronte a un artigiano nella sua bottega. «L'arte per me è già una ragione di vita, non l'ho mai vista in prospettiva del guadagno - spiega Fornaini - Sono andato all'estero, ho ricevuto proposte con molti zeri, ma dopo le mostre non vedevo l'ora di tornare a casa». C'è un po' di indolenza e tanto attaccamento alle sue radici quando confessa di non aver mai voluto allontanarsi oltre un raggio di 80 km. E aggiunge «L'arte mi ha concesso di vivere dignitosamente, ma non sono diventato ricco.Ho lavorato tanto per le chiese, sa, mica pagano tanto...». Difficile credere che dopo una vita dedicata alla pittura Fornaini non abbia accumulato grandi fortune, ma ammetta di percepire una pensione di 600 euro al mese, «modesta ma dignitosa». A dire il vero non sembra neanche rammaricato delle occasioni perdute. Di fatto un artista orgogliosamente pisano che finora non sembrava valorizzato dalla sua città. Ora, dal 4 al 31 ottobre, con una grande mostra all'ex Monastero delle Benedettine, Comune, Provincia e Accademia dei Disuniti celebreranno il cinquantennio artistico di Fornaini. “Cinquezero”, il titolo della mostra, porterà alla ribalta una settantina di opere del maestro, provenienti da collezioni private e dalle sedi regionali Siae di Roma e Firenze.
Classe 1944, dopo il diploma di geometra Fornaini scappa a Firenze per apprendere la tecnica dell'affresco, dell'acquerello e della pittura a olio. Tecnica e metodi sono quelli rinascimentali trasmessi dal pittore Romano Stefanelli. Resta in bottega cinque anni, avviandosi a un'attività che trarrà costante ispirazione dalla sua fede religiosa oltre che dal territorio. Nel 1975 il maestro Annigoni gli scrive: “Caro Fornaini, ti confermo quanto ti è stato riferito, ho infatti riscontrato nel tuo lavoro un bel balzo in avanti. Bravo, vai avanti così”. Le sue opere ben presto varcano i confini nazionali. Fornaini espone più volte a Norimberga e viene invitato a Teheran dall'allora ministro dell'Agricoltura a ritrarre le personalità politiche vicine allo scià, poco prima della fuga. La svolta sarebbe arrivata negli anni ’80, oltreoceano. Il pittore espone alla 70th Art Gallery di New York, di fronte a Central Park, in una mostra organizzata da Alitalia. La mostra è un successo. Vende i suoi quadri e viene notato da un collaboratore di Dior che gli offre un contratto favoloso (in dollari), se si fosse trasferito nella Grande Mela a dirigere uno studio in cui insegnare affresco rinascimentale. Ma lui non ci pensò più di tanto e tornò a Pisa.
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