Il Tirreno

Pisa

«Non ci muoviamo se non siamo sicuri di poter tornare qui»

di Luca Lunedì
«Non ci muoviamo se non siamo sicuri di poter tornare qui»

I bancarellai di piazza Duomo non cedono all’intimazione «Vogliamo garanzie, andare in via Pietrasantina è la fine»

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PISA. Unità d’intenti e una ferma determinazione a non lasciare quel luogo che da generazioni è casa e lavoro, sostentamento e piacere.

Così i bancarellai di piazza del Duomo, o meglio gli operatori commerciali che operano in piazza dei Miracoli, rimangono fermi sulla loro posizione, che poi è essenzialmente una: non ci muoviamo se non siamo sicuri di tornare. Dopo la consegna dell’avviso di sgombero da parte dell’amministrazione comunale che intima agli esercenti di dover abbandonare l’area di piazza del Duomo e di trasferirsi nell’area del parcheggio di via Pietrasantina entro e non oltre il 20 settembre, la tensione è ancora palpabile e forma uno stridente contrasto con la giornata estiva rallegrata dai turisti in gita. Catia Burchi non usa mezze misure: «Io non mi muovo. Non posso permettermi di chiudere la bancarella, ho una famiglia da mandare avanti, devono garantirmi la possibilità di poter continuare a lavorare». L’indignazione ha un bersaglio preciso nell’amministrazione comunale: «Il sindaco non si è mai visto, non è venuto a parlare con noi, ad informarsi su come potevamo fare, e dire che l’ho anche votato una volta».

Sulla stessa linea è Stefano Perini, uno degli organizzatori del fronte di resistenza: «Noi siamo sempre stati disposti a far eseguire i lavori ma abbiamo bisogno di garanzie precise e su questo il Comune è sempre stato chiaro: non è previsto un nostro rientro». Perini fa poi chiarezza sulla questione giuridica: «Il Tar ha negato la sospensiva dell’atto non perché fosse legittimo il fatto di farci sgomberare, ma, e lo specifica bene, perché quell’atto deve essere temporaneo. Una volta finiti i lavori dobbiamo poter tornare al nostro posto. Siamo cittadini e contribuenti pisani da settant’anni e ci trattano come abusivi ignorando il fatto che le nostre famiglie vivono su questo lavoro e che abbiamo in tutto una trentina di dipendenti». Anche per lui il muro contro muro è più che probabile: «Ci dicono che le bancarelle sono brutte ma non ci danno il permesso di modificarle e l’unica alternativa che ci offrono è andare in un parcheggio in mezzo ai bus a respirare gas di scarico tutto il giorno. A queste condizioni noi restiamo qui».

Fabio Pezzi è alla terza generazione di vita di bancarella: «La prima licenza che siamo riusciti a trovare è del mio bisnonno. Loro hanno fatto sacrifici enormi per poter portare avanti questa attività e non intendo lasciarla morire. Ci hanno dipinto come quelli attaccati ai loro privilegi, ma vogliamo solo difendere ciò che abbiamo costruito in una vita». Chiude Maddalena Giannotti: «Per me questo è il lavoro più bello del mondo, sono qui dal ’75 e devono venire a prendermi per portarmi via. Sono disponibile a far fare i lavori ma voglio una garanzia scritta e controfirmata, il parcheggio di Pietrasantina per noi sarebbe la fine». Alla data del 20 settembre mancano due settimane, per evitare lo scontro il tempo stringe.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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