Il dolore
Nessun passo indietro sulla candidatura
Il Comune non cambia idea dopo l’attacco del presidente della Regione: il 20 settembre sarà presentato il dossier
PISA. Sorpresa, dispiacere. Ma nessun passo indietro. Il governatore Rossi ha tuonato contro la candidatura di Pisa a capitale europea della cultura 2019 («danneggia Siena e la Toscana»). La risposta, il giorno dopo, è più nei fatti che nelle parole: non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma si assicura che il dossier di Pisa con la candidatura sarà regolarmente consegnato entro la scadenza del prossimo 20 settembre.
Silenzi. All’ombra delle Torre hanno colpito soprattutto i toni, duri, usati dal presidente della Regione. Non meraviglia invece l’appoggio a Siena, la prima città toscana a proporsi, già esplicitato da tempo. E soprattutto non c’è la minima voglia di alimentare la polemica con Rossi. Il sindaco Filippeschi da qualche giorno è fuori città per impegni politici e istituzionali: prima è stato a Genova per la festa del Pd, ieri era a Roma immerso in una serie di riunioni. Informato di tutto dai suoi uffici, ma a bocca cucita. Stessa cosa in via Fratti, sede del partito democratico. Questa vicenda è Pisa contro Siena, Firenze (Regione) contro Pisa, ma anche una tensione, inattesa, tra alti esponenti del Pd.
Motivi. Da Palazzo Gambacorti, sede dell’amministrazione comunale, si continua a coordinare il lavoro di preparazione della candidatura. Tra i progetti ce ne sono almeno un paio sui quali Pisa punta, e da ora, per il suo sviluppo e aumentare il suo appeal: il Museo delle antiche navi; e la realizzazione in 3D della storia della costruzione di Piazza dei Miracoli. I soldi che arriverebbero dall’Unione europea sarebbero decisivi. Pisa dunque non si ritira dalla corsa senza avere perlomeno un’alternativa da valutare.
Rapporti. Nella nota già emessa dal Comune questo risvolto emerge: «Il sindaco di Siena, riproponendo l’unicità della candidatura della sua città, aveva chiesto al Comune di Pisa altre forme di collaborazione, trovando la nostra città disponibile al confronto, e aveva rivolto alla Regione la stessa proposta. Ma evidentemente anche questa strada, prospettata dal sindaco di Pisa al consiglio comunale il 25 luglio scorso, non è stata percorribile». Traduzione: la Regione chiede un passo indietro a Pisa (e stop) senza proporre altro. «Da Firenze solo silenzi, eppure non hanno saputo ieri che anche noi eravamo al lavoro», si dice in ambienti comunali. Traduzione numero due: con Siena c’è comunque un certo tipo di dialogo, mentre con Rossi, ora, ben altri accenti.
Opportunità. Tra correre e non correre, ecco l’altra parte essenziale del ragionamento pisano, ci balla la possibilità o meno di avere delle opportunità. «Il ministero dei Beni culturali - si sottolineava infatti nella nota del Comune - ha deciso di creare un tavolo di coordinamento tra tutte le città partecipanti, che vivrà oltre i tempi dell’assegnazione del titolo, al fine di non disperdere una produzione progettuale preziosa che può e deve restare un riferimento per politiche future delle città non beneficiate, dando così alle città concorrenti un’altra importante opportunità». E il fastidio che Pisa può dare a Siena? «Non crediamo di danneggiare qualcuno - si sente nei corridoi di Palazzo Gambacorti - i progetti verranno valutati separatamente».
Regole. C’è poi una questione più politica, oltre che istituzionale. Dopo l’iniziativa del Pdl, il consiglio comunale (era il 13 dicembre 2012) ha votato a larga e trasversale maggioranza l’indirizzo a far concorrere la città a capitale europea della cultura. Strada tracciata, dunque, al di là della possibilità di andare poi verso intese diverse tra città. «Tutto il consiglio sapeva come stavano le cose, le regole del gioco erano chiare e nessuno ha chiesto alla Regione di rinunciare a sostenere Siena». La scadenza del 20 si avvicina: con la scelta del silenzio si cerca di smorzare toni (e imbarazzi). Resta da capire se ancora ci siano spazi, dopo la concorrenza, per eventuali alleanze.
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