«Mamma inferma a letto ma non viene assistita»
Il fratello dell’ex sindaco Granchi si incatena alle inferriate della Procura Accuse all’altro fratello che replica: «Falsità, nostra madre riceve ogni cura»
PISA. Un dissenso familiare finora rimasto confinato tra le mura domestiche diventa di pubblico dominio con la decisione di inscenare una protesta plateale: incatenarsi alle inferriate della Procura della Repubblica.
La storia riguarda una famiglia conosciuta a Pisa, quella dell’ex sindaco Giacomino Granchi, scomparso nell’aprile 2011 a 64 anni. Sulle ragioni delle parti in causa saranno i Tribunali a definire una verità processuale. A far uscire dal contesto privato una diatriba che incrocia traiettorie intime e dissidi personali è stata l’azione messa in atto ieri mattina da uno dei fratelli Granchi, Giampiero.
L’uomo, residente a Calcinaia, poco prima delle 11 è salito sui gradini di accesso al palazzo della Procura. Ha tirato fuori una catena e si è legato all’altezza del bacino alle protezioni in ferro dell’edificio sul lato destro dell’ingresso che dà sull’atrio. Dopo qualche minuto personale della polizia giudiziaria è intervenuto per raccogliere il suo sfogo. Gli è stato promesso che le sue ragioni verranno riferite al sostituto procuratore, Giovanni Porpora a cui Granchi ha inviato i suoi esposti.
«Mia madre di 92 anni non viene seguita come merita dall’altro mio fratello, Giuliano che è stato nominato curatore dal Tribunale» ha esordito Granchi che a sostegno delle sue tesi ha esibito copie di certificati medici e denunce oltre alle foto della mamma con il viso segnato da un vasto ematoma.
«Era caduta dal letto, ma nessuno l’ha portata in ospedale. È inferma e da più di un mese non me la fanno vedere» ha denunciato Giampiero che con la sua clamorosa protesta ha sollecitato la revoca del tutore e la nomina di un altro soggetto che si prenda cura dell’anziana madre.
Respinge ogni critica il fratello chiamato in causa, Giuliano. «Quella con Giampiero è una discussione che va avanti da tempo – spiega –. Non è vero che gli impediamo di vedere la mamma. Ed è completamente falso che non venga seguita. Tutti i giorni c’è un’infermiera e spesso anche il medico. Mio fratello è fuori di testa».
Lo scontro familiare è iniziato alla morte dell’ex sindaco socialista ed ex assessore regionale. «Da allora mia madre è rimasta in casa – si è sfogato Giampiero Granchi –. Ha una badante filippina, ma non viene assistita come le sue condizioni meriterebbero. È stato un errore nominare mio fratello come curatore e ora deve essere revocato. Ho chiesto visite specialistiche e assistenza sanitaria per mamma. Va trasferita in un centro specializzato per accompagnarla in modo sereno alla fine dei suoi giorni. In quelle condizioni rischia di morire. Ho parlato con il procuratore capo, Ugo Adinolfi. È stato gentilissimo. La situazione, però, va risolta».
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