Il Tirreno

Pisa

«Misericordia, dirigenti irresponsabili»

Sindacati indignati: l’Arciconfraternita rifiuta gli ammortizzatori sociali e vuole i licenziamenti

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PISA. «Alla Misericordia servirebbe un nuovo gruppo dirigente capace di gestire la complicata situazione esistente». Sono furiosi i sindacati dopo il mancato accordo per l'attivazione dei contratti di solidarietà. Dopo la conclusione della prima fase della procedura di mobilità avviata lo scorso 16 luglio nei confronti di 39 dei 63 dipendenti dell'associazione pisana (9 lavoratori, intanto, si sono dimessi), Cgil, Cisl e Uil si dicono amareggiati per il mancato accordo, ma anche «indignati» per l'atteggiamento tenuto dall'Arciconfraternita, rea, secondo le parti sociali, di non rispettare gli impegni assunti. In agosto, su spinta dei sindacati, la Misericordia firmò un accordo con cui si impegnava a «cercare tutte le strade possibili per non creare ricadute sociali negative». In pratica, per evitare i licenziamenti. «Impegni - accusano i sindacati - disattesi nell'incontro di lunedì», quando poteva arrivare l’attesa svolta (con la stipula dei contratti di solidarietà), ma che si è concluso con un nulla di fatto. «I primi 45 giorni di trattativa si sono conclusi senza un accordo – dice Gianluca Federici, segretario della Cisl pisana – per la mancanza di volontà della Misericordia di affrontare il problema. I sindacati hanno sempre sostenuto che i contratti di solidarietà avrebbero potuto aiutare a dirimere la vertenza». «C'è rabbia e sconcerto - aggiunge Gianfranco Francese, segretario Cgil – per l'atteggiamento irresponsabile della Misericordia che continua a non voler attivare gli ammortizzatori sociali che consentirebbero anche di non peggiorare la già drammatica situazione finanziaria. Crediamo – conclude Francese – che sia necessario un “sussulto” di responsabilità da parte della Misericordia». La “patata bollente” passa ora alla Direzione territoriale del lavoro che, entro 30 giorni (27 da oggi), dovrà convocare le parti e spingere verso una soluzione alternativa al licenziamento. I sindacati auspicano «la convocazione in tempi brevi di un incontro, nel quale la Misericordia arrivi con un orientamento favorevole alla proposta dei contratti di solidarietà». Se non si arriverà a un accordo, alla scadenza dei 30 giorni la Misericordia sarà libera di licenziare. «Per chi non pensa alle famiglie dei lavoratori è più facile scegliere di licenziare che gestire strumenti più complicati come i contratti di solidarietà - dice Renzo Rossi, segretario Uil - Alla Misericordia, forse, servirebbe un altro gruppo dirigente, capace di affrontare questioni complicate e pesanti come quelle dell'Arciconfraternita». «Ci sono decine di famiglie – conclude Federici - che hanno bisogno di conoscere il loro futuro: garantirlo significa anche essere coerenti con le proprie idee. Per questo riteniamo che i rappresentati della Misericordia debbano dire quali sono le intenzioni dell'associazione».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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