Il dolore
La conferma del defibrillatore
Rachele era già morta quando venne raccolta dal fondo della piscina, il suo cuore non batteva
PISA. La piccola Rachele era già morta quando è stata raccolta dal fondo della piscina. La Procura ha fatto analizzare la “scatola nera” del defibrillatore usato in quei drammatici momenti «da cui non sono emersi segnali di vita, pertanto il defibrillatore non ha dato l’ordine di scaricare la scossa. D’altronde, la bambina è rimasta sott’acqua più di quattro minuti e mezzo», afferma il procuratore capo Ugo Adinolfi.
Pertanto, si comincia a fare maggiore chiarezza su quanto accadde mercoledì 28 agosto nella piscina comunale gestita dalla Canottieri Arno. Un elemento importante che chiarisce il quadro in cui dovranno muoversi gli inquirenti e i periti per capire se la piccola sia morta a causa di un malore o per annegamento. E quest’ultima ipotesi sembra più accreditata rispetto alla prima. Da una parte c’è il fimato che mostra quanto accaduto in piscina e dall’altra c’è la conferma della scatola nera del defibrillatore. Anche se si dovrà attendere circa due mesi per avere la risposta agli esami dell’autopsia eseguita dal medico legale Luigi Papi.
Gli inquirenti hanno potuto ricostruire cosa è accaduto alla piscina comunale, oltre al video, grazie anche alla memoria interna del defibrillatore.
Abbiamo chiesto a Maurizio Cecchini, uno dei massimi esperti, come si comporta un defibrillatore e dalle sue parole è chiaro come gli inquirenti abbiano potuto seguire passo passo cosa è accaduto. «La memoria del defibrillatore lascia ogni traccia. Nel momento in cui viene acceso - spiega Cecchini - dà vocalmente tutte le istruzioni. Il primo comando vocale è quello di chiamare il 118, quindi “la voce” dell’apparecchio dice di scoprire il torace e di applicare le due piastre su cui c’è un disegno molto chiaro che indica la posizione in cui vanno collocate. In tempo reale, il defibrillatore capisce se si tratta del torace di un uomo di 90 chili, di un ragazzo o di un bambino, quindi programma la scarica idonea per il paziente. Dopo 3-4 secondi paragona l’elettrocardiogramma della persona con i circa diecimila che ha in memoria, quindi solo in questo momento l’apparecchio, nel caso in cui dovesse cogliere un debolissimo segnale di vita, carica i condensatori all’interno per la scarica. A questo punto - conclude Cecchini - si sente una voce che dice: scarica consigliata, premi pulsante arancione lampeggiante».
Ma, come ha detto il procuratore capo, il defibrillatore non ha ordinato alcuna scarica perché non ha colto alcun battito cardiaco, Rachele era in una aritmia non più recuperabile.
Tuttavia, il defibrillatore ha continuato ancora a dare istruzioni dicendo di iniziare il massaggio cardiaco. Questo spiega il motivo per cui le bagnine (indagate per omicidio colposo) abbiano continuato con le manovre di rianimazione. Non potevano essere i soccorritori in quel momento a decidere se la bambina fosse viva o morta, compito che spettava al medico del 118 arrivato successivamente.
Nonostante la situazione fosse ormai compromessa, la piccola è stata trasportata al pronto soccorso pediatrico, ma la tragedia era ormai compiuta.
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