Il dolore
Il defibrillatore dirà se Rachele era viva
L’apparecchio ha una sua “scatola nera” in cui sono registrati tutti i dati, compreso il tracciato dei battiti cardiaci
PISA. Per tentare di salvare la vita a Rachele Medda, la piccola di 5 anni deceduta nel corso di una lezione di nuoto alla piscina comunale, è stato usato anche il defibrillatore che la Canottieri Arno ha in dotazione.
La magistratura esaminerà la “scatola nera” del defibrillatore in cui sono contenuti tutti i dati necessari per capire cosa sia accaduto in quei drammatici momenti. E sarà importante capire se la piccola, al momento in cui è stata soccorsa, era sempre viva. Dalle testimonianze risulterebbe che il cuore della piccola, seppure in maniera molto flebile, ancora batteva. Per questo sono state attivate le manovre di rianimazione, sia nella piscina che dopo. Il cuore di Rachele avrebbe cessato di battere sull’ambulanza che la trasportava al pronto soccorso e anche dopo ogni tentativo di salvarla è risultato vano.
Ma può (ed ecco la domanda) una bambina riuscire a sopravvivere dopo essere rimasta sott’acqua fra i 4 e 5 minuti? Solo l’esame della scatola nera del defibrillatore potrà dare una risposta in quanto una memoria interna all’apparecchio registra quando viene acceso e quando viene spento, quando viene attivata la scarica elettrica in caso di utilizzo. Ma, soprattutto, la memoria registra un tracciato dei battiti cardiaci, un risultato molto simile ad un elettrocardiogramma. Da qui arriverà la risposta che chiarirà quali erano le condizioni della bambina nel momento in cui sono intervenute le due bagnine.
Ques’ultimo sarà un elemento che servirà anche al medico legale Luigi Papi che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Rachele Medda coadiuvato dalla collega Angela Pucci. Inoltre, la risposta che arriverà dal tracciato del defibrillatore sarà d’aiuto anche ai carabinieri che stanno svolgendo l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Sisto Restuccia.
Al momento, agli atti, oltre a decine di testimonianze fra cui quella del bambino (tramite la madre) che ha dato l’allarme, c’è il video della telecamera di sorveglianza che ha filmato la lezione di nuoto in cui appaiono i momenti della tragedia: Rachele va sott’acqua nella parte più alta della piscina (poco più di un metro) e secondo gli inquirenti viene soccorsa quando ormai sono passati fra i 4 e 5 minuti.
Le due bagnine (indagate per omicidio colposo) che tenevano lezione a una ventina di bambini avevano ruoli diversi. E anche su questo l’inchiesta sta lavorando per accertare le eventuali specifiche responsabilità.
Il momento è molto delicato e sia il legale di famiglia, Carlo Porcaro D’Ambrosio, che gli avvocati delle due istruttrici di nuoto mantegono il più stretto riserbo nell’attesa che giungano ulteriori risposte che possano chiarire le cause della morte di Rachele Medda. Se è morta annegata o per un malore.
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