Il Tirreno

Pisa

Da Tarsu a Tares ecco chi ci perde e chi ci guadagna

di Daniele Benvenuti

Stangata per ortofrutta, pescherie, fiorai, alimentari pizzerie e ristoranti. Va bene a balneari, hotel e negozi

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PISA. Aumenti del 56% per ortofrutta, pescherie, fiorai e pizzerie a taglio, 38% per gli alimentari, 36% per i ristoranti e 28% per i banchi di generi alimentari. Ma anche diminuzioni per stabilimenti balneari, alberghi e negozi. Questo il risultato dell'introduzione della Tares rispetto alla vecchia Tarsu da parte del Comune.

Il raffronto è stato fatto dalla Confesercenti di Pisa che ha preso in esame le categorie commerciali analizzando il costo al metro quadro dei due tributi. «Ci sono categorie commerciali più penalizzate di altre – spiega il direttore Marco Sbrana – proprio in virtù della nuova strutturazione della tariffa. Se prima (con la vecchia Tarsu o Tia) la cifra era unica, adesso ad una parte fissa che copre i costi del servizio si aggiunge una variabile. Se poi consideriamo anche la parte che va alla Provincia, ecco spiegati i sensibili aumenti».

La Tares è il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi istituito dal governo nel 2011 (legge Salva Italia) su tutto il territorio nazionale. Il presupposto è che questo tributo deve essere pagato da tutti coloro che possiedono o detengono locali, ma anche aree scoperte, “suscettibili” di produrre rifiuti urbani. Con la cifra che incassano i Comuni devono coprire i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e al loro smaltimento, oltre a quelli dei servizi cosiddetti indivisibili, soprattutto verde, illuminazione pubblica, manutenzione stradale. Ecco quindi che gli aumenti investono proprio quelle attività commerciali che, per la loro tipologia, producono più rifiuti: ortofrutta, pescherie e fiorai su tutti.

«Crediamo che per come è strutturata la nuova tassa – dice ancora Sbrana – diventi fondamentale la capacità delle singole attività di essere virtuose in modo da incidere in termini di sconti sulla parte variabile del tributo. Ma proprio per questo chiediamo all'amministrazione comunale di mettere tutti gli operatori nelle stesse condizioni. Un esempio? Il servizio di raccolta porta a porta per i pubblici esercizi potrebbe essere esteso anche per l'organico di ortofrutta e pescherie. Un modo per aumentare il circuito virtuoso e garantire sconti alle attività che differenziano».

E per gli stabilimenti balneari? Spiega ancora Sbrana: «Il nostro confronto con Palazzo Gambacorti iniziò proprio per quanto riguarda il litorale. Considerando le dimensioni dei nostri stabilimenti, con l'introduzione della Tares si era generato un allarmismo in considerazioni di ipotesi di aumenti generalizzati. Aumenti che sarebbero stati deleteri per attività con grandi superfici tassabili, vedi stabilimenti balneari (ma anche distributori di carburante). Ovviamente con il Comune le categoria hanno avuto incontri per evitare sorprese e quindi prendiamo atto che almeno per i bagni del litorale non abbiamo assistito a nessun salasso. Anzi, rispetto alla Tarsu – conclude il direttore di Confesercenti – si è verificata una diminuzione, seppur leggera, della tariffa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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