Il Tirreno

Pisa

Rachele è stata oltre 4 minuti sott’acqua

di Giovanni Parlato
Rachele è stata oltre 4 minuti sott’acqua

A dare l’allarme è stato un bambino che ha chiesto a una bagnina: «Ma come fa a respirare se sta laggiù in fondo?»

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PISA. «Ma lei come fa a respirare se sta sott’acqua?». Con questa domanda rivolta a una bagnina da parte di un bambino che partecipava al corso di nuoto (messa a verbale dai carabinieri) sarebbe partito l’allarme nella piscina comunale dove si è consumata la tragedia di Rachele Medda, morta a 5 anni e su cui si aprono inquietanti interrogativi. «La bambina è rimasta 4-5 minuti nel fondo della piscina», afferma il procuratore capo Ugo Adinolfi che aggiunge: «E a dare l’allarme è stato un bambino».

Altri, determinanti, particolari emergono sulla morte della piccola. Non un minuto, come sembrava in un primo momento, ma quel corpicino è rimasto nel fondo della piscina per un tempo ben più lungo. È quanto emerge dal video della telecamera di sorveglianza della piscina comunale dove mercoledì scorso si stava svolgendo una lezione di nuoto organizzata dalla Canottieri Arno. In piscina, con una ventina di bambini, c’erano due istruttrici. Nell’inquadratura della telecamera (rivolta verso l’ingresso perché venne installata contro i furti), si vede soltanto una bagnina, mentre l’altra è fuori campo. Un bambino si rivolge ad una bagnina: è questo il momento in cui una delle istruttrici si accorge che Rachele Medda non è in superficie e non sta più giocando con uno di quei tubi di plastica con cui si teneva a galla. Seguono gli attimi concitati dei soccorsi che, purtroppo, non serviranno a salvare la vita alla bambina.

Questi fotogrammi sono stati messi in relazione alle dichiarazioni dei bambini (tramite i loro genitori). E proprio un bambino rivolto ad una bagnina, più o meno, avrebbe chiesto: «Ma come fa a respirare se sta sott’acqua?».

Questa dichiarazione è stata messa in relazione all’immagine del video e all’allarme che scatta poco dopo.

Se fin dal primo giorno, l’inchiesta dei carabinieri doveva rispondere all’interrogativo se Rachele fosse finita sott’acqua per un malore o per annegamento, adesso c’è un’altra inquietante domanda: per quale motivo nessuna delle due bagnine si è accorta che la piccola era finita sott’acqua?

Sarà l’inchiesta a rispondere a questa domanda, come saranno anche altri i punti interrogativi da chiarire.

Appena la bambina è stata prelevata dall’acqua, le due s bagnine hanno cominciato le operazioni di rianimazione, mentre veniva chiamato il 118. Un defibrillatore si trova all’interno della piscina comunale ha una specie di “scatola nera”, una memoria interna in cui si registrano importanti dati. Tramite un cavetto usb si possono scaricare in un computer i dati registrati: l’ora di accensione e di spegnimento, se sono state eseguite le scariche e, soprattutto, viene registrato il tracciato dei battiti: in pratica si può disporre dell’elettrocardiogramma in quel preciso momento. Non sappiamo se il defibrillatore sia stato usato, ma importanti informazioni potrebbero arrivare da questo strumento.

Importanti informazioni che potrebbero servire anche al medico legale Luigi Papi, nominato dalla Procura, che ha eseguito l’autopsia.

Intanto, l’amministrazione comunale fa sapere che «la convenzione fra Comune di Pisa e Canottieri Arno, gestore dell'impianto, ha rilevanza riguardo agli aspetti amministrativi e non ha legame alcuno con la tragedia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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