Sicurezza
In pochi minuti perdemmo tutto ciò che avevamo
Ero una bambina di 12 anni quel 31 agosto del 1943. Il mio babbo, Mario, lavorava alla Saint-Gobain e quando suonarono le sirene per l'allarme bombe fu convinto da mio zio Cesare a rientrare a casa,...
Ero una bambina di 12 anni quel 31 agosto del 1943. Il mio babbo, Mario, lavorava alla Saint-Gobain e quando suonarono le sirene per l'allarme bombe fu convinto da mio zio Cesare a rientrare a casa, per sicurezza, invece di rimanere nei pressi della fabbrica; così si incamminarono verso Porta Nuova. Quando iniziò il bombardamento ricordo le sue grida insieme a quella della mia zia che ci urlavano di uscire di casa e di scappare fuori perché stavano bombardando. Attraversammo la strada e ci gettammo sulla sponda del fosso. Ero sdraiata a pancia in su, protetta dal corpo della mia mamma. Non capivo bene che cosa stesse accadendo ma sentivo la terra tremare, dei rumori cupi e forti boati. Cosa era accaduto lo capii bene, purtroppo, dopo quei terribili minuti perché nelle ore seguenti assistetti al passare di carri trainati dai cavalli e camion militari che lasciavano per terra una scia di sangue; rimasi pietrificata nel vedere braccia, gambe di cadaveri accatastati su questi mezzi che andavano verso il cimitero. I miei genitori dopo il bombardamento presero la bicicletta e andarono subito a Porta a Mare a vedere cosa era successo e alla ricerca dei nonni. Quando tornarono ci raccontarono che non era rimasto niente, era tutto distrutto, tutto raso al suolo dalle bombe, non avevamo più nulla ma tornarono con i nonni paterni.(Paola Licondi)
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