Il Tirreno

Pisa

«Bersagliati dai furti, ma nessuno ci aiuta»

«Bersagliati dai furti, ma nessuno ci aiuta»

Lettera appello di una ricercatrice al sindaco, al questore, al prefetto e al procuratore capo

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PISA. «Una città sotto assedio». Esasperata da continui furti, Carmela Piemontese, ricercatrice residente a Cisanello, con una lettera aperta rivolta a sindaco, questore, prefetto e al procuratore capo, denuncia l'escalation criminale a Pisa (in particolare a Cisanello), e lamenta «l'inefficienza» degli organi preposti alla sicurezza. «Chi risiede a Cisanello – esordisce Piemontese - si sente cinto in uno stato di assedio. È costretto a modificare abitudini e stili di vita, a perdere in qualità della propria esistenza, a rinunciare ad una cospicua porzione di libertà e di diritti per trincerarsi dietro inferriate, sbarre, lucchetti e cancelli».

«In un breve lasso di tempo – continua Piemontese - sono stata derubata di una bicicletta appena acquistata (chiusa e parcheggiata all'interno delle cancellate condominiali), che non ho ricomprato visto che con la denuncia non ottenevo nessuna tutela e che l'ufficiale incaricato di ricevere la querela mi suggeriva di fare un giro alle mense studentesche nel tentativo di ritrovare il mezzo. Ho poi subìto il furto della borsa da due soggetti in motocicletta e muniti di casco: la borsa era di stoffa e il manico si è strappato, altrimenti sarei stata trascinata per tutta la strada e subìto anche danni alla persona. Per non perdere tempo, ho deciso di non denunciare. Infine, al ritorno dalle ferie, lo scorso 26 agosto, aprendo la porta blindata della mia casa, mi accorgevo che mancavano le mandate con cui assicuravo la chiusura. Entrando, mi assaliva il dolore di una casa a soqquadro, vituperata e calpestata nei suoi aspetti più intimi e profondi, dalla quale venivano asportati preziosi, televisori, oggetti vari e indumenti invernali».

«L'autorità di pubblica sicurezza intervenuta non ha svolto il benché minimo accertamento – continua la ricercatrice -, non rilevando impronte digitali o di altro tipo e, alla richiesta di recarsi eventualmente presso i campi nomadi alla ricerca di notizie sul furto, se non della refurtiva stessa, venivano addotte giustificazioni varie». Con la sua lettera-denuncia, Piemontese pone alcuni quesiti alle autorità locali: «Come recuperare il senso di sicurezza perduto, dal momento che il passo successivo potrebbe essere l'accesso all'abitazione in nostra presenza e del compimento di atti di violenza, non avendo più niente da farci sottrarre? Cosa deve fare il cittadino per difendersi? Deve armarsi contro una criminalità sempre più coltivata attraverso le politiche dell'accoglienza e della solidarietà?».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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