Il Tirreno

Pisa

Il ministero dichiara d’interesse storico il murale di Haring

di Gianluca Campanella
Il ministero dichiara d’interesse storico il murale di Haring

Istituito il vincolo a tutela di Tuttomondo, l’opera più grande che l’artista statunitense abbia mai realizzato

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PISA. Annunciato a maggio scorso, ora è ufficiale: “Tuttomondo”, il murale che Keith Haring ha donato a Pisa nel giugno 1989, ha ottenuto il vincolo della Soprintendenza e diventa bene culturale tutelato. Lo stabilisce il decreto numero 335 del Mibac (Ministero dei beni e delle attività culturali) che dichiara l’opera del writer americano dotata di «interesse storico-artistico particolarmente importante» e pertanto ne appone il vincolo previsto dal “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (decreto legislativo 42/2004). Si tratta del murale permanente a cielo aperto più grande del mondo e del testamento artistico di Keith Haring, il maggiore esponente del graffitismo di frontiera, nato il 4 maggio 1958 a Reading (Pennsylvania) e morto il 16 febbraio 1990 a New York.

Ora “Tuttomondo” – duecento metri quadrati di parete su un lato della chiesa di Sant’Antonio – può fregiarsi di un’ulteriore definizione: è una delle pochissime opere contemporanee vincolate dalla Soprintendenza, visto che di norma il Mibac attende 50 anni dalla realizzazione prima di valutarne l’importanza.

La storia è nota: il pontederese Piergiorgio Castellani, ventenne appassionato dell’arte e della cultura americana, incontrò Haring per caso nelle strade di New York e lo invitò a realizzare un’opera nella nostra città. Ottenne un inaspettato sì. Nel 1989, un anno dopo l’incontro negli Usa, Haring arrivò all’ombra della Torre, già malato di aids e consapevole che gli restavano pochi mesi di vita. L’artista girovagò per la città, scattò numerose foto e scelse i colori appropriati del murale che sarebbe stato l’ultimo della sua carriera: ci lavorò per quattro giorni, in mezzo a una folla numerosa e un clima di festa che ancora oggi commuove, riguardando i video su YouTube. Pisa non capì subito il tesoro che aveva fra le mani e lo lasciò degradare: nel tempo si sono contati atti di vandalismo, la scelta di collocare di fronte all’opera la fermata dei pullman a lunga percorrenza e persino il rischio di perdere il murale che si stava scolorendo.

Il restauro terminato nel novembre 2011 ha riportato “Tuttomondo” al pieno splendore: l’intervento è stato condotto da Will Shank e Antonio Rava e promosso dal Comune di Pisa insieme a Università, Scuola Normale, Soprintendenza e Fondazione Keith Haring di New York; utilizzando un particolare gel vegetale, si è ripulita l’opera dal carbonato di calcio depositato. Da allora la strada è stata in discesa: la riqualificazione della piazzetta antistante (ex Largo Zandonai, ora piazza Haring) con nuova pavimentazione, illuminazione e panchine hanno fatto il resto, fino alla tutela odierna. Che sarà “onorata” presto con l’installazione dei totem multimediali per i percorsi turistici, facendo rientrare il murale in tutti i percorsi culturali della città.

Grande soddisfazione dal sindaco Marco Filippeschi: «Un provvedimento che è in sintonia con l’attenzione che l’amministrazione comunale ha rivolto alla salvaguardia e alla valorizzazione del monumento». Mentre l’assessore alla cultura Dario Danti sogna di aprire un ciclo e guarda agli artisti di oggi: «L’opera di Haring ha segnato Pisa, facendo crescere il movimento della Street Art e dei writers. Speriamo di poter realizzare altri murales in città». La città della Torre chiude così un conto aperto 24 anni fa, quando il grande artista americano annotò nei sui diari: «Se esiste nel mondo un angolo di paradiso, questo si trova a Pisa». La stessa Pisa che ora finalmente chiude il suo debito con Haring.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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