La protesta
Volare? È il loro sogno ora può essere un lavoro
Una cinquantina i giovani alle prove come aspiranti assistenti per Ryanair I requisiti sono ferrei, due ragazze scartate perché avevano troppi tatuaggi
PISA. «Sei mai stato condannato per alcun reato penale?». Oppure: «Vi sentireste a disagio occupandovi delle persone in situazioni impegnative?». Le domande sul sito della Crewlink sono solo il primo passo per realizzare il sogno Ryanair. I candidati, una cinquantina, che ieri sono stati ammessi alle selezioni della compagnia aerea irlandese, hanno cominciato con un click sulle pagine della società specializzata nel reclutamento e nella formazione degli assistenti di volo: Crewlink, appunto, che lavora in partenariato con la low cost più famosa del mondo.
Gli aspiranti erano molti di più, ma sono incappati nelle maglie della prima scrematura automatica, dove i requisiti minimi sono altezza compresa tra 1,57 m e 1,88 m; possesso di un’ottima conoscenza della lingua inglese; capacità di nuotare almeno 20 metri senza aiuto (lo dimostreranno più avanti, in piscina); normali capacità visive (è ammesso l’uso di lenti a contatto); e flessibilità negli orari di lavoro.
Inoltre, all’hotel Galilei, ieri, due ragazze sono state rispedite subito a casa senza neanche cimentarsi nella prima selezione dal vivo: il motivo? Avevano troppi tatuaggi. Per chi invece ce l’ha fatta a entrare nella stanza blindatissima, la mattinata si è svolta in tre fasi: scritto, presentazione della compagnia e orale. Presentazione della compagnia? Temiano di aver capito male e chiediamo conferma ai giovani in pausa caffè: nel senso che voi dovete parlare di Ryanair? «No, quello ci toccherà un altro giorno, se passiamo». Allora avevamo compreso: c’è un video con tutti i successi e la storia di Ryanair. «La differenza tra questo e quelli di Silvio è che qui sono in inglese, ad Arcore erano in brianzolo», sussurra con un sorriso birichino uno dei candidati. Non ci vuole dire il nome, «tanto ormai mi hanno scartato; ma è una battuta affettuosa, che cita lo stile di molte pubblicità “vulcaniche” che in passato hanno caratterizzato il vettore irlandese».
Chi invece accetta di parlare e raccontare la sua storia è, tra gli altri, Alice Tognoni, della Spezia: laureata in storia dell’arte e barista. Purtroppo nel suo e in tanti altri campi non si trova occupazione e così la ragazza ha preferito lo stipendio alla gratificazione. Eppure fare l’hostess non è solo un lavoro, ma anche uno stimolo: «So che è molto impegnativo, ma dopo tre stagioni di stress senza un giorno di stop, non mi spavento. Quello che conta è lo spirito con cui si affrontano le cose».
Sembra motivata, ma si distingue da tutti gli altri, perché è l’unica a non avere camicia a manica corta bianca o celestino. Gli altri sono già omologati o c’era una regola che lei non ha rispettato? «Sul sito c’era scritto di presentarsi in camicia con quelle caratteristiche, oppure con la t-shirt; non pensavo che sarei stata l’unica!». Con gli occhiali da top gun e la camicia che abbaglia per quanto è candida c’è Carlos Mari, nato in Colombia e poi vissuto in Italia, dove a Montecatini lavora a cottimo per l’Enel, vendendo contratti elettrici. Anche lui è super qualificato: in Colombia è tornato sette anni per l’università e poi ha lavorato come bancario. Ma chi te l’ha fatto fare a rientrare qui? «Mi piacerebbe diventare pilota, ma non posso permettermi i soldi del corso. Allora ho chiesto consiglio ad alcuni miei amici, che hanno cominciato come assistente di volo con Ryanair e si stanno pagando la formazione lavorando». Insomma entusiasmo per «uno stile di vita che magari ti fa partire la mattina da Pisa senza sapere dove dormirai la sera».
C’è da dire che i vincitori saranno assunti con contratto della durata di tre anni con Crewlink e uno stipendio che può variare dai mille ai 1.400 euro al mese netti. Inoltre riceveranno, per i primi 6 mesi di lavoro, un incentivo aggiuntivo di 1.200 euro per avviare la nuova carriera, visto che in realtà i selezionati a Pisa saranno obbligatoriamente spostati in un’altra base di Ryanair, mentre i vincitori francesi (per dire) verranno all’aeroporto Galilei.
Certo, «dopo un anno puoi fare domanda scritta e tornare in città», spiega Giorgio Tanczos, barista ungherese che vive a Firenze; «ma a me piace volare, stare in aereo e conoscere persone di altri Paesi, quindi non farò domanda: mi basta non essere a casa». E precisa che per casa intende sia l’Ungheria, che – ormai – anche l’Italia.
Tra i più piccoli c’è Virginia Gasperin, di Prato: solo 20 anni e alla prima esperienza di colloquio. Se proprio doveva farsi le ossa, non c’erano tante altre opportunità? Piccola, ma tutta pepe: «Ryanair “attira”. Anche se trovassi un lavoro comodo di 8 ore al giorno dietro una scrivania, preferirei questo». E lo dice con convinzione, non per piaggeria. Ma coi tempi che corrono sarebbe proprio difficile rinunciare a qualunque impiego.
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