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Pisa

Trenta righe per raccontare il bombardamento del ’43

Trenta righe per raccontare il bombardamento del ’43

PISA. Continuano ad arrivare i ricordi dei lettori relativi al bombardamento dell’agosto 1943. I componimenti, della lunghezza massima di 30 righe (1.800 battute), devono essere consegnati alla...

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PISA. Continuano ad arrivare i ricordi dei lettori relativi al bombardamento dell’agosto 1943. I componimenti, della lunghezza massima di 30 righe (1.800 battute), devono essere consegnati alla nostra redazione di Corso Italia 84 entro il 29 agosto tramite posta elettronica (all’indirizzo pisa.it@iltirreno.it) o posta normale. I migliori saranno pubblicati sul giornale nei prossimi giorni, dopo che nell’edizione di martedì abbiamo cominciato con un racconto del nostro collaboratore Paolo Gianfaldoni, il quale ha ricordato quando lui e la sorella ritrovarono la madre creduta morta sotto le bombe.

Famiglie riunite al tavolo della cucina, operai alla mensa aziendale. Era l’una in punto quando l’inferno di fuoco si scatenò. Sette minuti dopo, alle 13.07, mille pisani tra mogli, padri, fratelli, cugini e amici erano scomparsi, inghiottiti da un bombardamento tanto spaventoso quanto inutile. L’ultimo giorno dell’agosto ‘43 era un martedì.

Alla Saint-Gobain e alla Piaggio gli operai si trovavano tutti insieme in pausa pranzo o al primo turno del pomeriggio. Ci si mise anche il destino: a causa dei molti falsi allarmi dei giorni precedenti, la maggior parte dei cittadini non corse subito al riparo. Nel cielo apparvero 152 aerei da guerra americani, tutti bombardieri di punta della flotta statunitense. Erano gli stessi che, decollati da una base in Africa, avevano appena colpito Civitavecchia. Oltre 400 tonnellate di esplosivo si abbatterono sulla città, 367 ordigni sulla sola Saint Gobain.

Gli ordini ai piloti erano chiari: radere al suolo industrie e nodi di comunicazione come lo scalo ferroviario e il quartiere di Porta a Mare, dove c’era il collegamento tra l’Arno e il canale dei Navicelli. Furono queste le zone dove si verificarono danni irreparabili, ma la devastazione colpì anche parte dei quartieri di Porta Nuova, Porta a Lucca e Porta fiorentina fino a La Cella.

Immensi anche i danni al patrimonio artistico: distrutto il Convento delle Benedettine, la Cittadella e la Domus Mazziniana ridotti a brandelli di muro, la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno un campo di battaglia. Meno grave la situazione del Duomo e della Torre pendente, fortunatamente risparmiati. Nel bilancio finale, circa un quarto del territorio della città venne danneggiato o distrutto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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