Gioco
Paura dei ladri, le chiese restano chiuse
Molti luoghi di culto pisani nascondono autentici tesori che però sono sconosciuti ai turisti. Ecco qualche caso
PISA. In questa calda metà d'agosto i turisti sono concentrati in piazza dei Miracoli o nel centro della città. Certo, la Torre attira e quella piazza sempre agibile è una garanzia e vale un viaggio. E, per fortuna, c'è. Ma che cosa potrebbero vedere i vacanzieri stranieri oltre ai tre monumenti e ai musei dell'Opera e delle Sinopie concentrati lì? I musei cittadini, quando sono aperti, i palazzi del Lungarno unici al mondo con la loro bellezza e antichità.
Pisa ha però anche un altro patrimonio, scarsamente noto e non sempre visibile. Quello delle chiese con la loro tipica architettura e le opere ancora conservate. Non moltissime, perché una gran parte è confluita al Museo di San Matteo.
Ma i dipinti del '500-'700 sono ancora sui loro altari anneriti dal tempo, accanto a sculture e tavole medioevali. Il problema è trovarle aperte. A mezzogiorno chiudono i battenti, quando sono riuscite ad aprirli. Poi li riaprono il pomeriggio, quando possono. Non ci sono orari e itinerari suggeriti per visitarle? «No, perché ogni parroco le apre quando può. Anche qui manca il personale e con le recenti ruberie di oggetti sacri non possiamo lasciarle incustodite», spiega Padre Mario, parroco della chiesa di San Nicola in via Santa Maria: «Molti parroci, magari anziani, hanno più d'una parrocchia e non ce la fanno a controllare tutto».
San Nicola. È una chiesa complessa. Già costruita nel 1097, ampliata a fine '200, trasformata nei secoli, è stata recentemente restaurata (sponsor la Fondazione della Cassa di Risparmio di Pisa). È bella, la facciata con eleganti tarsie e un campanile duecentesco, curiosamente un po' pendente (non è il solo a Pisa), attribuito al famoso Nicola Pisano. Oggi ha la cima ingabbiata a conclusione di un restauro. All'interno della chiesa ci sono dipinti del Cinque e Seicento di notevole qualità, ma gli oggetti più preziosi sono una scultura lignea trecentesca con la Madonna con il Bambino di Nino Pisano e una tavola a fondo oro dello stesso periodo con San Nicola da Tolentino e una veduta di Pisa con le case torri colorate, piazza del Duomo, la Torre, una meraviglia da osservare in ogni dettaglio.
San Frediano. Si trova nell'omonima via, è un'altra chiesa antica e suggestiva. Raramente aperta. La facciata romanica, con reimpieghi di elementi romani, sembra volere tenere stretti all'interno i suoi tesori, colonne e capitelli con motivi zoomorfi e antropomorfi, un grande Crocifisso di metà '200 con Cristo "trionfante" attribuito all'anonimo Maestro di San Frediano e molti dipinti del Seicento e Settecento, pisani e senesi, di Aurelio Lomi, Ventura Salimbeni, Rutilio Manetti. Non sempre aperta è anche la Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, che potrebbe attrarre molto con la sua celebre storia legata ai Medici e i suoi dipinti, tra cui la straordinaria Natività di Bronzino e la Lapidazione di Santo Stefano di Vasari.
San Michele in Borgo. È imponente, chiusa tra gli edifici di Borgo Stretto. La gente passa, guarda i negozi e i saldi, qualcuno entra incuriosito dalla magnifica facciata trecentesca bianca e grigia: tre arcate gotiche con portali, gallerie, arcatelle decorate da maschere, scritte degli studenti universitari del '500. L'interno è grandioso, l'atmosfera sacra, in contrasto col brusio esterno. L'arredo è ricco, con tracce di decorazioni bizantineggianti, tanti dipinti e sculture, un Crocifisso trecentesco in marmo di scuola dei Pisano, sull'altare una Madonna con il Bambino e santi di Baccio Lomi, un attivo e bravo pittore pisano vissuto tra Cinque e Seicento .
Santa Caterina. Da San Michele, attraverso strade e vicoli, si arriva a Santa Caterina, una delle chiese più affascinanti di Pisa nell'omonima piazza. Domenicana, una prestigiosa storia alle spalle, eretta nel 1327 con marmi forniti dai Gualandi, ricca famiglia pisana del tempo, ha il portone spalancato a mezzogiorno. Così dalla piazza è possibile ammirare non solo il grande rosone della sobria facciata a forma di capanna, ma la vetrata interna sfavillante rifatta nel '900. Ciò che più colpisce nell'arredo è la tavola trecentesca con il Trionfo di San Tommaso d'Aquino, attribuita al pisano Francesco Traini o anche al senese Lippo Memmi. Tra i capolavori il ricostruito sepolcro dell'arcivescovo Saltarelli di Nino e Andrea Pisano, autori di varie sculture nella chiesa. Un tempo c'erano anche la Maestà di Simone Martini e la tavola del Traini con San Domenico e le sue storie, trasferite al Museo di San Matteo.
Ma di chiese belle ed importanti ne troviamo ancora, da San Matteo a San Michele degli Scalzi, dalla sofferente San Francesco a Santa Maria del Carmine, a tante altre sino a Santa Croce in Fossabanda con la tavola dell'estroso Alvaro Pirez. Tutte da valorizzare però. E che spesso rimangono sconosciute ai turisti che finiscono per andare soltanto in Piazza dei Miracoli.
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