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Pisa

Baroncini arriva in Cassazione

Baroncini arriva in Cassazione

Prese 16 anni per l’omicidio dell’amica. La parte civile vuole una pena più severa

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PISA. La Cassazione fissa per il 15 novembre l'udienza per l'omicidio volontario di Vanessa Simonini, la studentessa di 20 anni, di Gallicano, strangolata la notte tra il 7 e l'8 dicembre 2009 da Simone Baroncini, l'operaio di 35 anni residente a Pisa che si era invaghito di lei e che è stato condannato in Corte d'Appello a 16 anni di reclusione.

L’attesa. Il pronunciamento della Suprema Corte è atteso dalla mamma della ragazza, Maria Grazia Forlì che non ha mai spesso di lottare per la revisione della pena.

Assistita dall'avvocato Tiziana Bertani e suffragata dall'appoggio del Procuratore generale la donna si attende che i giudici della Cassazione modifichino il verdetto della Corte d'Appello inasprendo la pena per l'assassino portandola da 16 a 30 anni.

Attenuanti generiche. La partita si gioca tutta sull'annullamento delle attenuanti generiche concesse all'operaio pisano e che, sostanzialmente, hanno fatto da contraltare con i futili motivi contestati dalla pubblica accusa visto che l'omicida confessò di aver agito perché la ragazza lo rifiutava.

Il riconoscimento delle generiche in Appello - dopo che in primo grado Bertoncini accettò il rito abbreviato ottenendo subito lo sconto di pena (dall'ergastolo previsto dal codice penale ai 30 anni di reclusione) - è l'elemento dirimente su cui dovrà pronunciarsi la Cassazione.

Possono essere riconosciute le generiche (l'operaio era incensurato e aveva confessato quasi subito collaborando con gli inquirenti) a una persona che ha ucciso senza pietà una ragazzina?

La decisione. La Cassazione ha di fronte due strade: confermare la sentenza d'Appello oppure riformarla annullandola con rinvio a un'altra sezione della Corte d'Appello che dovrà emettere una nuova sentenza apportando le modifiche tecniche stabilite dalla Suprema Corte. E la difesa spera che riguardino proprio le generiche per ripristinare, nelle speranze della famigliadella vittima, quella pena che non faccia dire alla mamma di Vanesse: «Me l’hanno ammazzata una seconda volta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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