Il Tirreno

Pisa

Slalom nei vicoli medievali tra sporcizia e cattivi odori

di Maurizia Tazartes
Slalom nei vicoli medievali tra sporcizia e cattivi odori

Abbandonata a se stessa la rete di stradine che uniscono piazza Vettovaglie ai lungarni Una fila di cassonetti dei rifiuti in bella mostra davanti alla Chiesa di San Paolo All’Orto

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PISA. Vista dal cielo, la città della Torre è meravigliosa, come hanno dimostrato le fotografie regalate di recente dal “Tirreno”. Ma da terra com’è? Proviamo a fare un viaggio per il centro storico partendo da Piazza del Duomo. La piazza, bianca di marmo, si sa, è unica al mondo. Cinesi e giapponesi sostengono con le mani la Torre nella fotografia di rito e si assiepano intorno al monumento, privilegiato rispetto agli altri due: Duomo e Battistero. La Torre pende, è quello il bello.

Via Santa Maria. Alle dieci del mattino c’è già chi mangia spaghetti in un caffè d’angolo. Autobus colmi di gente e trenini colorati attraversano l’incrocio incuranti dei pedoni. Pizzerie e fastfood. La sensazione di un bazar indecoroso per quel luogo sacro ci assale. Ma il turismo è turismo. Dopo la visione dei celebri marmi (recentemente sfregiati da un giovane straniero) ecco snodarsi il manto stradale, brutto intarsio di aggiunte e sostituzioni, pieno di buchi. Bene sapere che c’è un progetto per rifarlo. Alziamo gli occhi e vediamo eleganti palazzi del 600-800, scrostati e lisi. Un pugno nell’occhio in una strada così importante, che congiunge il lungarno Pacinotti a Piazza Duomo. Lo storico dell’arte Enzo Carli l’aveva definita «un pigro fiume di pietra serpeggiante tra il fitto di austeri palazzi». A sinistra si affacciano via Collegio Ferdinando e via Risorti, due vicoli con i muri deturpati da scritte, geroglifici e rigagnoli d’acqua sporca.

Piazza Felice Cavallotti. Il giardinetto è secco e maltenuto. «Se ne occupano due ditte - spiega la proprietaria della Bottega d’arte - una taglia l’erba, l’altra dovrebbe pulire i bordi dalle erbacce. C’è anche un impianto idrico, ma nessuno lo adopera. Certo, rifaranno la strada, ma si fermeranno all’inizio di via dei Mille».

Via dei Mille. È una via storica, vicina alla antica chiesa di San Sisto. Sul muro scalcinato di una casa un telo appeso recita paradossalmente: «Contro abbandono e degrado. Spazi sociali autogestiti».

Via San Frediano. Ci inoltriamo nel vecchio cuore pisano. Lasciamo piazza dei Cavalieri (la cui pavimentazione è stata rifatta di recente) e i suoi problemi legati alla movida e percorriamo via San Frediano. Il pavimento lascia a desiderare e il muro del liceo Russoli è malconcio, con le solite scritte. Frasi oscene dominano anche i muri del Palazzo della Sapienza, poco più avanti.

Piazza Dante. È sporca e non curata quanto meriterebbe. I prati sono secchi, con qualche ciuffo tristemente fiorito. Affiorano radici centenarie sulla nuda terra, battuta da cani e piccioni. Le scritte continuano in via Pasquale Paoli, dove sui muri che costeggiano i Dipartimenti di Storia e Filosofia, accanto a “No tav”, si delira sul “profumo di m…”.

Piazza delle Vettovaglie. Ma il regno del degrado e della sporcizia lo incontriamo nella più caratteristica piazza di Pisa, quella delle Vettovaglie. Vi si arriva attraverso via Domenico Cavalca, dove si staglia a destra la Torre del Campano del XIII secolo. La pavimentazione, venata a mano col trapano con enorme fatica, è sudicia e rovinata. Niente di gradevole colpisce lo sguardo. E poi antichi vicoli intorno ai banchi di frutta e verdura: di Santa Margherita, del Tidi, Quarantotto, del Vigna, delle Donzelle, dei Notari. Ogni nome riporta ad un antico uso dimenticato. Una rete straordinaria di stradine, collegate al lungarno, dove si respira il medioevo. Ma il medioevo si sente purtroppo anche nella puzza e nello sporco: cassette, rifiuti, piccioni, escrementi. Una casbah più o meno pittoresca, che sta distruggendo il centro di Pisa, una struttura stellare che se fosse risanata e utilizzata in modo più consono, sarebbe uno dei maggiori fascini della città. Perché la bellezza di Pisa è anche qui, non solo in piazza dei Miracoli. Anche l’architettura circostante è bella, ma trascurata.

Via delle Sette Volte. Risaliamo da via Notari, sbuchiamo in piazza Donati e continuiamo per via delle Sette Volte. Un nome curioso e i sette arconi, che forse sovrastavano un corso d’acqua, si dipanano con i loro lampioni accesi di giorno: un salto indietro nel tempo. Silenzio e oscurità, non c’è nessuno e neppure la sporcizia, solo auto posteggiate. E poi via Santa Apollonia con lavori in corso. Via Fedeli, dove a poco a poco stanno sparendo tutte le botteghe artigiane.

Alla Tappezzeria d’Arcais, una delle poche che ancora resiste, i proprietari dicono: «In tutta la strada non si può uscire di notte, come in Borgo Stretto e in Borgo Largo. Si ha paura di aggressioni e addirittura di coltellate. Purtroppo siamo rimasti soli, molti negozi chiudono». Peccato.

Neppure qui la pulizia brilla, come nelle strade adiacenti a via Cardinale Maffi, in vicolo San Tommaso, ad esempio, dove vicino ai bidoni della spazzatura ci sono macchie di urina. Da via San Tommaso prendiamo via Ferdinando Capponi, dove non mancano scritte sui muri, qualcuna carina come “La vita è un sogno e tu sei il mio”, peccato che ad accompagnarla ci sia un disegno porno.

I Borghi. Ripassiamo nei Borghi Largo e Stretto. Anch’essi unici al mondo, con gli antichi vicoli che vi si affacciano: del Tinti, del Poschi, via Mercanti, via Sant’Orsola, via Domenico Verregalli. Disordinati, i Borghi non sono sufficientemente collegati a queste storiche viuzze e a quelle del mercato. Ripavimentati, ripuliti, riorganizzati, potrebbero diventare il vero salotto di Pisa, con librerie, caffè, negozi di gioielli e altro.

I cassonetti dei rifiuti. Il sogno di una città più curata e amata continua in via San Francesco, piazza San Paolo all’Orto, via Fucini, via Santa Cecilia che, per fortuna, sembrano tenute meglio. Ma un grosso neo c’è ancora: la terribile fila di bidoni della spazzatura di fronte alla chiesa di San Paolo all’Orto, ora sede della gipsoteca di arte antica.

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