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«Hai rubato», ma era innocente: risarcita
Cliente bloccata e perquisita alla cassa di un supermercato: condannata anche la società di vigilanza
PISA. Sta per uscire dal supermercato, viene bloccata e chiamata ladra. La donna è accusata di aver rubato un reggiseno: viene perquisita ma né addosso né nella borsetta portava la presunta refurtiva. E a quel punto fa causa: il supermercato, e la società che gli fornisce il servizio di guardie giurate, vengono condannati a 2500 euro di risarcimento (la metà di quanto chiesto dall’arrabbiatissima cliente, anzi probabilmente ex cliente) e 3500 euro di spese legali.
La vicenda è stata discussa davanti al giudice di pace Ermanno Sanzo (sentenza 658/12) .
I fatti risalgono al 2005: la donna, difesa dall’avvocato Antonio Gnesi, lamentava un danno biologico permanente e invalidità temporanea assoluta e parziale «nonché danno non patrimoniale integrato dalla illegittima lesione subita dall’attrice alla propria dignità ed integrità personale, oltreché alla libertà personale».
Si legge nella sentenza che la cliente, mentre oltrepassava le casse per raggiungere l’uscita, veniva accusata di aver “rubato” un reggiseno, le veniva rivolto più volte l’appellativo di ladra e le venivano mostrati due cartellini di merce che l’addetto alla sicurezza deteneva in mano. A seguito del controllo effettuato sia della borsa che della visita corporale, la donna poteva allontanarsi dal supermercato solo a seguito di conversazione telefonica tra la Questura e l’addetto alla vigilanza.
Di qui la richiesta di risarcimento dei danni morali date le «ripercussioni psico-fisiche a causa della violenta ed immotivata aggressione patita».
Il supermercato a sua volta chiamava in causa la ditta che gli fornisce il personale addetto al controllo, ma questa ditta è rimasta contumace.
Il giudice non ha avuto dubbi: la domanda di risarcimento «appare fondata e quindi deve essere accolta. Infatti il risultato della consulenza medico legale svolta, dal medico scelto d’Ufficio «ha ben chiarito che non si tratta di generici disagi, fastidi e/o ansie, ma si è trattato di un evento psicotraumatico che la signora ha vissuto come un attentato pubblico all’onore ed alla propria reputazione personale».
E «non va dimenticato che l’addetto alla vigilanza ha agito in quanto sollecitato dalla dipendente del supermercato addetta al “monitor” che aveva notato e seguito tutti i movimenti dell’attrice. Si deduce una compartecipazione tra la dipendente del supermercato a dell’addetto alla vigilanza».
Antonio Scuglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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