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Sepi insegna a Lucca come incassare le tasse

Sepi insegna a Lucca come incassare le tasse

Firmato un accordo per formare il personale e spiegare i metodi di riscossione seguiti a Pisa dal 2005

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PISA. Il Comune di Lucca va a “scuola” da quello di Pisa per imparare come si riscuotono multe e tributi. Infatti nella città della Torre funziona bene Sepi, società strumentale attiva dal 2005; mentre in quella delle Mura (come in tantissime altre italiane) il servizio è affidato a Equitalia che, dopo l’ennesima proroga del governo, dal 31 dicembre 2013 non potrà più svolgere il compito per gli enti locali. “Lucca holding servizi” dovrebbe prenderne l’eredità. Se questa collaborazione è già una notizia, il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini ne trova al suo interno un’altra: «I lucchesi sono tradizionalmente attenti ai denari, quasi di manina corta»; pertanto è curioso che i “vessati” di un’altra epoca storica chiedano “lezioni” proprio agli antichi gabellieri (da cui il proverbio «meglio un morto in casa che un pisano all’uscio»). Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, nel corso della presentazione dell’accordo, ricorda che Sepi gode di «valutazioni nazionali molto positive e anche la sua azione di recupero dell’evasione ha contribuito alla stabilità dei conti: siamo uno dei pochissimi Comuni italiani ad aver chiuso il bilancio preventivo 2013 prima dello scorso Natale».

Se l’augurio per Lucca è che «il nostro bagaglio di esperienza aiuti ad avere i fondamentali a posto», Filippeschi inquadra la collaborazione «in uno sguardo d’insieme: auspico sinergie anche su altri versanti; penso al turismo che è fondamentale per il futuro». Tambellini accoglie la proposta e tornerà a parlarne presto; intanto ieri c’è stata la cerimonia della firma dell’intesa e si è concentrato «sull’obiettivo dell’operazione che non è solo la tenuta finanziaria, ma anche morale: vogliamo stabilire le condizioni affinché i furbi siano sempre di meno; chi non paga le sanzioni le fa pagare agli altri».

Il confronto Equitalia contro Sepi è rivelatore: la prima riscuote entro l’anno il 75% delle cartelle emesse ed entro il secondo anno tra il 7 e il 10% della parte restante; per Sepi c’è il 90% nel primo anno e il 40% del residuo nei dodici mesi successivi. La ricetta? La spiega Claudio Grossi, amministratore unico di Sepi: «Equitalia fa solo riscossione con lo strumento del ruolo; noi usiamo l’ingiunzione, siamo sul territorio e facciamo anche la gestione». Traduzione dell’assessore al bilancio lucchese, Antonio Sichi: «Sepi ha un’anima e riesce a recuperare il rapporto con chi non paga». Il suo collega pisano, Andrea Serfogli, puntualizza un altro aspetto: «La nostra collaborazione è a titolo gratuito; istituisce un tavolo da cui vorremmo trovare ispirazione per strategie innovative». Ciò perché la sfida ora diventa ancora più impegnativa: il governo ha introdotto lo sconto del 30% a chi paga subito e siccome «chi fa il suo dovere lo fa sempre, è sicuro che nei prossimi anni avremo un minor gettito dovuto alle minori entrate degli onesti».

Gianluca Campanella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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