Il Tirreno

Pisa

Cibo scaduto e rimesso in commercio

di Pietro Barghigiani
Cibo scaduto e rimesso in commercio

Undici persone sotto processo per una maxi-frode alimentare. L’accusa: date false al posto di quelle vere cancellate

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PISA. Prolungavano, ma solo sulla carta, la vita alimentare di prodotti che finivano sulle tavole di migliaia di famiglie. Cibo scaduto o prossimo al giorno in cui avrebbe concluso il suo ciclo commerciale. Solo che qualcuno avevano pensato che per rivitalizzare le cibarie bastava sbianchettare l'etichetta con la scadenza e scrivere una nuova data. Da prodotti da mandare al macero a beni da ricollocare sugli scaffali. E il guadagno era assicurato, nell'ordine di centinaia di migliaia di euro stando alle imputazioni mosse della Procura della Repubblica.

Accusate di associazione a delinquere finalizzata alla frode alimentare, undici persone sono state rinviate a giudizio. Udienza a febbraio 2014. Le analisi Asl hanno, comunque, accertato che gli alimenti seppur scaduti non erano ancora avariati.

A processo. Sono finiti sotto processo Alessandro Dossena, 53 anni, di Livorno; Elvio Straccamore, 56 anni di Alatri (Frosinone); Renato Baratto, 66 anni, di Brescia; Ferdinando Marcandalli, 85 anni, di Lodi; Roberto Casassa, 44 anni, di Brescia; Giuseppe Perotti, 65 anni, di Pavia; Gian Battista Boschiroli, 66 anni, di Crema; Giorgio Profeti 67 anni, originario di Peccioli, residente a Livorno; Mauro Passetti, 79 anni, nato a Pontedera, residente a Crespina; Paolo Santerini, 65 anni, di Livorno; Songren Che, 58 anni, residente a Livorno.

L'inchiesta. Il blitz della Guardia di finanza risale al maggio 2008 con l'operazione "Safe food" nella quale furono arrestate anche tre persone e concluse 27 perquisizioni in tutta Italia. Le Fiamme Gialle sequestrarono 250mila prodotti tra dolci, barattoli di pomodoro, verdure grigliate, pasta all'uovo, sottaceti, perfino caviale, merendine per bambini. Furono messi i sigilli anche al macchinario con cui venivano falsificate le etichette e il capannone, a Ceppaiano (Crespina) dove arrivava e ripartiva la merce.

Il blitz. Erano stati notati movimenti strani di sera, in orari insoliti. Gente che bruciava cartoni all'aperto e un via vai di camion. La Finanza aveva scoperto che il capannone non era censito e che da un mese circa andavano avanti i passaggi dei mezzi pesanti. Appostamenti e controlli anticiparono il blitz: oltre che a 180mila migliaia di prodotti alimentari scaduti i finanzieri si imbatterono nella macchina utilizzata per cancellare o togliere le vecchie etichette scadute con altre che allungavano la vita dello scatolame di altri mesi e perfino un anno. Merce pronta per essere messa in vendita in un supermercato della provincia di Caserta.

Acquisti all’ingrosso. Secondo l'accusa l'organizzazione comprava regolarmente la merce in centri all'ingrosso del nord Italia. Erano prodotti che stavano per scadere e che venivano stoccati in magazzini nelle province di Cremona e Brescia. Ancora imballati venivano caricati sui camion e portati a Crespina dove, nel capannone di Ceppaiano avviato proprio per l'operazione contestata dalla Finanza, avveniva il cambio delle etichette per la “resurrezione” alimentare. A quel punto era possibile rivendere le partite rivitalizzate alla grande distribuzione. Dopo neanche un mese la Finanza ha interrotto la rinascita dei cibi scaduti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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