Sicurezza
Operai in cooperativa per salvare i posti e tornare a produrre
Sarà chiesto al liquidatore l’affitto del ramo di azienda Prorogata a dicembre la cassa integrazione per 42 addetti
PISA. Si mettono in proprio per darsi un futuro. O almeno ci sperano dopo aver atteso per anni un cavaliere bianco pronto a salvare i Cantieri navali di Pisa, ex proprietà Baglietto, ai Navicelli. Un arrivo spesso annunciato, ma che non si è mai materializzato.
E allora ci provano loro, gli operai che dai 61 originari sono rimasti in 42. Quegli operai che in occasione di un’edizione del Gioco del Ponte sfilarono con uno slogan sulla maglietta scolpito come un manifesto: “I cantieri di Pisa sono di chi ci lavora”.
La cooperativa. L’obiettivo a breve è di costituire una cooperativa, ripartire con la produzione, tra settembre e ottobre, e rimettersi sul mercato senza chiudere le porte a eventuali partner o acquirenti con mire industriali e non speculative.
L’annuncio è stato formalizzato ieri mattina nella sede della Cgil in via Bonaini. È stato il segretario provinciale, Gianfranco Francese a illustrare l’operazione affiancato dai delegati della Rsu aziendale, Umberto Nannola e Andrea Laganà. In sala gran parte dei lavoratori pronti a diventare padroni di se stessi.
Cassa prorogata. Non c’è solo la notizia della cooperativa. Lo spiraglio che dà forza ai dipendenti da 27 mesi in assemblea permanente è la proroga fino al 31 dicembre 2013 della cassa integrazione in deroga.
«L’accordo è stato sottoscritto al ministro del Welfare – annuncia Francese –. Tutti gli ammortizzatori sociali possibili, dalla cassa integrazione straordinaria a quella in deroga, sono stati utilizzati in questa vicenda. È chiaro a tutti che con il 31 dicembre non ci saranno altri rinnovi».
Il sindacato ipotizza che dopo dicembre possa scattare la procedura di mobilità. Ma non sarebbe un male.
Lega delle cooperative. «Con le indennità previste dalla legge potremmo costituire parte del capitale sociale della costituenda cooperativa» chiosa il sindacalista.
Un contributo fondamentale per la buona riuscita dell’operazione arriverà dalla Lega delle cooperative con la quale Cgil e lavoratori hanno già messo a punto il progetto che nel giro di un paio di settimane vedrà la sua definizione ufficiale con l’atto notarile della coop che conta di avere un capitale sociale di partenza di almeno 500mila euro.
Le adesioni. Al momento della crisi gli addetti dei Cantieri navali di Pisa erano 61. «Ma gli organici erano gonfiati da decine di impiegati inutili» rimarcano gli operai rimasti. Ora sono in 42 a usufruire dell’ultima tranche di cassa integrazione in deroga. Finora hanno aderito alla coop in 22, ma il numero dovrebbe attestarsi intorno a 30.
«Costituirsi in cooperativa è un segnale forte di volontà di non arrendersi – spiega Francese –. Ci sono una consapevolezza e un orgoglio che sono un valore aggiunto per un’azienda che sta per rinascere. Ed è anche un segnale nei confronti di possibili acquirenti».
Gli interessi. Il commissario liquidatore, Federico Galantini ha dato il suo parere favorevole al progetto e continua a vagliare manifestazioni di interesse. Ma, per la Cgil, ancora non ci sono elementi di concretezza.
Marchio e concessioni. L’operazione potrebbe aprire nuovi scenari commerciali sia per le barche in lavorazione dentro lo stabilimento sia per attirare soci di capitale che attraverso la garanzia del lavoro possono contare sul rinnovo pluridecennale delle concessioni demaniali.
Da definire con il liquidatore le modalità operative della cooperativa. Se partirà con un affitto del ramo di azienda o con quale altra forma prevista dalla procedura concorsuale del concordato in garanzia e continuità. Marchio e concessione saranno gli altri aspetti da definire con Galantini.
Resta chi sa fare. Gli operai che si mettono in proprio sono quelli che materialmente sanno costruire gli yacht che tanto lustro hanno dato ai cantieri. Ci sono tre barche da finire e, soprattutto, da vendere. Tre esemplari di yacht di lusso in vetroresina sui 30-40 metri.
«La produzione può ripartire a ottobre, forse anche prima – dichiara il segretario provinciale della Cgil –. Quella zona ora è un deserto. Vogliamo che torni a essere un’area industriale. Sarebbe bello che il porto di Marina si riempisse di barche fatte dai Cantieri di Pisa».
Un operaio si alza a fine incontro e commenta: «Bene, lavoreremmo per anni con tutti i posti vuoti che ci sono».
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