Il Tirreno

Pisa

Navi romane, domani si riprende a scavare

L’appalto per i nuovi lavori (1,5 milioni di euro) è stato vinto da tre ditte toscane Due anni e mezzo per terminare, ma da settembre il museo si potrà visitare

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PISA. Seppure con forti ritardi dovuti alle famigerate pastoie burocratiche, finalmente, domani, nel cantiere delle navi romane, si torna a scavare. «Lunedì le ditte aggiudicatrici dell’ultima e definitiva tranche di lavori prenderanno in consegna il cantiere». Lo annuncia Andrea Camilli, l’infaticabile e tenacissimo direttore dei cantieri che in passato non lesinò denunce pubbliche sullo stato di crisi dei lavori al cantiere. La gara per la fine dei lavori al cantiere e la sua riapertura al pubblico, se la sono aggiudicata tre società toscane. E quindi il milione e mezzo di euro di importo dell’appalto, rimane in casa dando tra le altre cose, una boccata d’ossigeno alle nostre aziende.

«Dall’inizio della cantierizzazione ci vorranno 4-6 mesi per chiudere lo scavo mentre ci vorranno due anni per il restauro delle navi mancanti e per i reperti». Ma già a fine settembre, il cantiere tornerà ad essere visitabile dal pubblico. Le ditte che si sono aggiudicate i lavori, dovranno mettere in sicurezza il “cratere” dove si sta scavando, dovranno riaprire un percorso per i visitatori e, cosa ben più importante, dovranno procedere al restauro delle navi e delle barche mancanti, oltreché recuperare altri ed eventuali piccoli reperti archeologici. «In particolar modo – spiega Camilli – dovranno essere recuperate le imbarcazioni A, I e D».

La barca “A” è stato il primo relitto rinvenuto nello scavo: proprio per questo, metà di esso risulta ancora da indagare, perché collocato fuori dalle originarie delimitazioni dall'area del cantiere. La barca “I”, lunga circa 12 metri e larga due metri e mezzo, era generalmente usata per lo sfruttamento di risorse locali come la sabbia ed il trasporto di pesce.

L’imbarcazione “D” invece è un grosso barcone lungo 14 metri. Si tratta di una grande imbarcazione lunga 14 metri e larga 6 ed è il più tardo dei relitti scoperti. La posizione stratigrafica dell'imbarcazione conferma, per questa imbarcazione, una datazione collocabile tra la fine del VI ed il VII secolo d.C. Il cantiere era fermo da diversi anni e le piogge di questi giorni potevano far pensare al peggio. Già una volta il cantiere si allagò per problemi alle pompe. Dalla gara di appalto, da quel che si è potuto apprendere, è rimasto escluso il completamento dei lavori per la nave Alkedo (lunga 14 metri) e la piroga. Calendario alla mano, il Museo delle navi romane dovrebbe prendere definitivamente il largo nel biennio 2014-2015.

Carlo Venturini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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