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La proposta: «Un palco fisso e largo ai giovani»

PISA. A seguito dello spettacolo di venerdì notte in piazza dei Cavalieri, i Cobas del pubblico impiego intervengono sostenendo che «il Comune ha di fatto rinunciato al ruolo di mediatore sociale che...

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PISA. A seguito dello spettacolo di venerdì notte in piazza dei Cavalieri, i Cobas del pubblico impiego intervengono sostenendo che «il Comune ha di fatto rinunciato al ruolo di mediatore sociale che dovrebbe competerle andando avanti a colpi di ordinanze pur sapendo che molte di esse sono state, a Pisa e altrove, bocciate dal Tar facendo pagare ai comuni le spese legali (con i soldi dei contribuenti)».

Secondo il sindacato «la movida è un falso problema perché bisognerebbe riflettere sulla città, sulla assenza di iniziative culturali e sociali a luglio e agosto, all’assenza di concerti e spettacoli anche a costo zero. La nostra proposta è che il Comune metta un palco in piazza dei Cavalieri e decida di far gestire la serata a tutte le associazioni e realtà, promuova esso stesso un cartellone di iniziative spendendo in maniera diversa i suoi soldi che vanno tutte verso le manifestazioni storiche».

I Cobas lanciano anche la proposta che «artisti da strada, giocolieri, sbandieratori potrebbero fare spettacolo e attirare turisti visto che il Comune con anni di ritardo ammette di avere sbagliato la politica del turismo che non attraversa la città e non valorizza musei, mostre e chiese eccezion fatta per piazza dei Miracoli».

Infine, «continua l’utilizzo della polizia municipale che viene distolta da tante funzioni per destinarla solo all'ordine pubblico, una polizia locale che fino ad oggi viene gestita con orari e criteri improntati alla massima flessibilità, una flessibilità che non va bene soprattutto agli agenti».

Ed ecco una sintesi del volantino che gli studenti hanno diffuso in piazza dei Cavalieri la sera dello spettacolo. «L'evento di stasera è da un lato un palliativo che prova a coprire un clamoroso vuoto politico; dall'altro si configura come un'iniziativa una tantum calata dall'alto con sponsor istituzionali di alto rango, ma che non offre un reale spazio di espressione e di socialità. Chi anima la piazza dopo una giornata di lavoro o di studio riesce a esprimere i propri bisogni lontano dai circuiti commerciali e attraverso forme di auto-gestione avanzate: sono gli studenti fuori-sede e i migranti pakistani che hanno pensato ai cartoni per raccogliere l'immondizia. Nonostante ciò sono proprio queste due componenti oggetto del processo di esclusione dalla piazza che si sta mettendo in atto. Abbiamo bisogno di spazi plurali di discussione, che favoriscano il confronto e la ricerca di soluzioni politiche condivise. Su piazza dei Cavalieri è opportuno che si esprimano assemblee cittadine che diano voce a residenti e a chi vive la piazza. Ricordiamo che in passato proprio un coordinamento di realtà a difesa della socialità in piazza dei Cavalieri ha promosso un dibattito cittadino sulla questione, senza ottenere ascolto dall'amministrazione su proposte di civiltà ancora attuali come l'instaurazione di cestini e bagni chimici in piazza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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