«Furti in calo, ma la crisi fa aumentare le rapine»
Carabinieri, il saluto del comandante Di Meglio: «Rammarico per il caso Ragusa» Al suo posto arriva il colonnello Brancadoro. Arrestò i boss mafiosi Graviano
PISA. Avvicendamento al vertice del comando provinciale dell’Arma dei carabinieri. Il colonnello Gioacchino Di Meglio dopo quattro anni lascia Pisa per trasferirsi a Napoli a ricoprire il prestigioso incarico di Capo di Stato Maggiore del Comando Interregionale Carabinieri Ogaden, da cui dipendono le Legioni Carabinieri Campania, Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata.
A partire da mercoledì il suo posto verrà preso dal colonnello Andrea Brancadoro, classe 1966, proveniente dal comando generale Roma dove era in servizio alla presidenza della Repubblica. Nel curriculum dell’ufficiale risalta la partecipazione all’arresto nel gennaio 1994 a Milano dei fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, boss mafiosi tra i più potenti e temuti.
Colonello Di Meglio che situazione ha trovato a livello di sicurezza quando è arrivato e qual è quello che lascia al momento di partire?
«Ho trovato una situazione complessa, ma comunque in linea con quella di pari realtà demografiche. Penso, tuttavia, che, anche grazie al fattivo contributo dell'Arma, sia migliorata la vivibilità del territorio nel suo complesso. Non a caso abbiamo assistito ad un progressivo calo dei reati ed in particolare dei furti, che sono un po' il "termometro" con il quale si misura il livello di sicurezza delle nostre città».
Quali tipi di reati ha notato in maggiore crescita e, a suo dire, per quale motivo?
«Indubbiamente talune tipologie di rapina hanno effettivamente fatto registrare dati in incremento, seppur contenuti. Credo che la situazione economica del momento ed il continuo rinnovarsi dei flussi migratori irregolari, abbiano rinvigorito la cosiddetta criminalità predatoria».
Ritiene che il cittadino abbia una percezione della sicurezza in linea con i reali pericoli legati alla microcriminalità? La gente si preoccupa più di quanto dovrebbe o sono allarmismi giustificati?
«No, credo sia evidente, a Pisa come altrove, la dicotomia tra il livello di sicurezza percepita e reale. Le cause sono molteplici, hanno risvolti anche sociali, spesso anche strumentali. È interesse di tutti evitare ingiustificati allarmismi. La paura coltiva, l'insicurezza, è foriera di reazioni smodate ed incontrollate. Ricordo, in proposito, una frase celebre di Giulio Cesare che, di fronte alla premonizione del suo assassinio, rispose: "Non dobbiamo aver paura che della paura"».
Nel bilancio del suo comando quali stellette si appunta sul petto e su cosa, invece, avrebbe voluto andare in fondo ed è rimasto in sospeso?
«Non mi appunto stellette. Ho sempre cercato di tutelare la legalità senza farmi condizionare da quelle correnti di pensiero che, in talune occasioni, hanno rappresentato con eccessiva enfasi e drammaticità le varie criticità che caratterizzano il nostro territorio. Credo che i cittadini non debbano prestare troppo orecchio alle tante ricette sulla sicurezza che vengono talvolta proposte anche da chi non ne è istituzionalmente deputato. Arthur Bloch disse: "Un uomo con un orologio sa che ore sono. Un uomo con due orologi non è mai sicuro". Con questo voglio dire che, anche su queste tematiche, occorre dare certezze, essere univoci nel proporci all'opinione pubblica, perché altrimenti si rischia di fare confusione. Non è mia abitudine lasciare cose in sospeso, ma non posso nascondervi il rammarico di non poter continuare ad investigare sul caso Ragusa, che mi ha molto colpito a livello umano e professionale».
Cosa ha imparato dalla città e cosa le resterà nel cuore della sua esperienza a Pisa?
«Lo spirito costruttivo e propositivo che caratterizza i pisani danno l'idea di una città attenta e partecipe. La gente di Pisa è il primo dei nostri alleati, è capace di infondere un senso di appartenenza che vuol dire piena collaborazione e sinergie d'intenti. È stata questa la chiave dei buoni risulti conseguiti dall'Arma di Pisa durante il mio periodo di Comando. Tutto questo non lo dimenticherò mai. Pisa, per me, è stata un'importantissima esperienza professionale e di vita».©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google