Il Tirreno

Pisa

Rischio licenziamenti dal primo ottobre

di Pietro Barghigiani

Misericordia, sindacati contro la mobilità per 39 dipendenti su 63. «Ora trattiamo, ma siamo pronti a fare causa»

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PISA. C’è una data che i dipendenti della Misericordia devono segnarsi sul calendario: primo ottobre 2013. Se entro quel giorno non sarà trovato un accordo per salvare i posti di lavoro, ogni momento sarà buono per ricevere una lettera di licenziamento. Con l’avvio della procedura di messa in mobilità deciso dai vertici della Misericordia è iniziata la corsa contro il tempo per scongiurare 39 esuberi su un organico di 63 dipendenti.

I tempi. La prima scadenza sono i 45 giorni di tempo per trovare un accordo a livello sindacale. Il secondo round prevede altri 30 giorni, stavolta sul piano istituzionale, con l’obiettivo di fermare i licenziamenti. Il primo ottobre è l’ultimo giorno utile per trovare una soluzione concertata. L’alternativa potrebbero essere le decine di cause di lavoro che i sindacati sono disposti ad appoggiare con i propri legali contro il comportamento della Misericordia. L’annuncio è stato dato ieri mattina nella sede della Cgil dai segretari generali di Cgil Gianfranco Francese, Cisl Gianluca Federici e Uil Renzo Rossi. La vertenza viene seguita in prima persona che dai responsabili della Funzione pubblica di Cisl, Cinzia Ferrante; della Cgil, Michele Orsi e Riccardo Cappellini; della Uil, Moreno Giannessi e Anna Saltarello.

La proposta. Per i sindacati ci sono le condizioni affinché la Misericordia possa usufruire dei contratti di solidarietà per almeno un altro anno. «Sarebbe garantito fino al 90 per cento dello stipendio e anche l’azienda percepirebbe degli aiuti da parte della Regione – spiega Francese –. Non si tratta di misure eccezionali. Lo prevede la legge. Nel frattempo ci possono essere ricollocazioni, magari in altre Misericordie, o percorsi di riqualificazione. E siamo convinti che anche la Curia farà la sua parte». Venerdì in Provincia alle 9,30 è in programma un incontro tra sindacati, enti locali e Regione a cui sono stati invitati i responsabili della Misericordia. Sarà quella l’occasione per rilanciare un confronto che finora non c’è stato.

Mobilità e chiarezza. Cgil, Cisl e Uil considerano una forzatura l’avvio della procedura di mobilità, «sgradevole poi averlo fatto a luglio», come atto unilaterale ritenuto sbagliato.

Contratti di solidarietà. «A nostro avviso ci sono le condizioni per un confronto che abbiamo come obiettivo la salvaguardia dei posti di lavoro – aggiunge Francese –. Come sindacati abbiamo messo a disposizione dell’azienda gli strumenti, come i contratti di solidarietà, che convengono anche alla Misericordia che ancora non presenta un piano industriale».

Trasparenza. Sull’inchiesta per peculato che vede i conti dell’Arciconfraternita nel mirino di Guardia di finanza e Procura, le organizzazioni sindacali confermano «il pieno appoggio alla magistratura che consentirà di avere un quadro chiaro della situazione. Se emergessero delle responsabilità non ci sottrarremo alla costituzione di parte civile». Cgil, Cisl e Uil, nel pretendere chiarezza sulle cause del dissesto (deficit di circa 12 milioni di euro, ndr), rimarcano che gli errori di una gestione, «sono evidenti e lontani nel tempo perché un buco del genere non si fa in un giorno ma con una condotta irresponsabile», chiedono il saldo della metà di maggio e del mese di giugno degli stipendi dei dipendenti.

Gli stipendi. Dal primo di luglio i 63 lavoratori sono tornati a salario pieno e a tempo indeterminato. «Fino al primo ottobre avranno diritto a riscuotere le lo spettanze» sottolineano i sindacalisti.

Niente privati. Per Federici l’avvio della procedura di mobilità «è una forzatura incomprensibile e i sindacati seguiranno tutte le strade per difendere i posti di lavoratori. E sgomberiamo il campo da ogni equivoco emerso con ipotesi di salvataggio private. In questo concordiamo con la Misericordia sul fatto che non siano praticabili». Mentre per Rossi (Uil) i vertici della Misericordia «non hanno una prospettiva di sviluppo e con la mobilità rischiano di far pagare un costo sociale alle famiglie che dei dipendenti. Sull’utilizzo pieno della sede al Cep, ad esempio, non hanno mai dato una risposta».

Interessi e benefici. Infine, la stoccata sindacale raggiunge Fabio Armani, il presidente di Farmacie comunali Spa che al Cep, dove ha sede - l’immobile è in vendita - la Misericordia si è impegnato con il Comune a mantenere il presidio sanitario e a espandersi. E nei giorni scorsi aveva appoggiato la proposta di salvataggio dell’imprenditore Aldo Greco. Chiedono i sindacalisti: «Armani parla come benefattore privato o come amministratore di una società pubblica? Se il Comune, attraverso le Farmacie Spa, vuole fare alcune cose al Cep ci chiami».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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