Sicurezza
Tassi fino al 120 per cento per macellai e fioristi
PISA. Imprenditore, soprattutto nel settore del commercio, di età compresa tra i 48 ed i 55 anni. È questo l’identikit generico della vittima dell’usura a Pisa e provincia emerso dai più recenti...
PISA. Imprenditore, soprattutto nel settore del commercio, di età compresa tra i 48 ed i 55 anni. È questo l’identikit generico della vittima dell’usura a Pisa e provincia emerso dai più recenti rapporti. Le attività ritenute maggiormente vulnerabili sono quelle tradizionali, come i fioristi, le macellerie, l’alimentaristi. La crisi economica inevitabilmente ha accentuato questa piaga anche dalle nostre parti, dove sembrava più circoscritta. «I tassi applicati sono mediamente del 10% al mese (si raggiunge così il 120% annuo) – spiega Lino Busà, presidente di “Sos Impresa” -. Spesso chi entra nel giro dell’usura ha sempre fatto solamente quel lavoro e, una volta in difficoltà, non vuole arrendersi anche perché non saprebbe fare altro. Si inizia chiedendo cifre relativamente piccole, nell’ordine dei 5 o 10mila euro. Poi non si riesce a coprire il debito e si finisce nel vortice. La media di esposizione di una vittima è di 80mila euro. Difficile che in zone come Pisa si arrivi a minacce o danneggiamenti».
Le vittime sono, specie nella nostra provincia, piccole attività che hanno già avuto il massimo dalle banche in fatto di esposizioni. Ancora il presidente di “Sos Impresa”: «La vergogna per il timore di far trapelare la crisi porta a rivolgersi a persone comunque di fiducia o conosciute. Proprio questo volto rassicurante dell’usuraio rende quasi naturale la richiesta di un prestito e l’accettazione di condizioni tipiche di questa attività. La crisi che stiamo vivendo – insiste Busà – ha reso l’usura una risorsa che viene considerata, a torto, temporanea. Soldi immediati per coprire un assegno in scadenza, l’ingiunzione di rientro da un fido, la cartella di Equitalia. In questi casi c’è sempre un “amico” che ti consiglia la scappatoia…». E l’identikit dell’usuraio? Tre le tipologie prevalenti secondo l’esperienza dell’associazione antiusura Confesercenti. Una è quello tradizionale, il classico singolo benestante che presta i soldi a strozzo. Poi ci sono gli usurai definiti “colletti bianchi”: persone spesso legate al mondo della finanza, che sanno individuare le imprese in difficoltà e propongono il prestito “particolare”; non hanno come fine il guadagno sull’interesse, ma puntano alla proprietà dell’azienda. Infine il terzo tipo, legato maggiormente al mondo della criminalità e che, in Toscana, rivela agganci con gioco d’azzardo e scommesse dei cavalli. Sono gli usurai più pericolosi, con pochi scrupoli. La conclusione di Lino Busà: «L’usura è un reato sommerso, ma il volto dell’usuraio è pubblico».
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