Il Tirreno

Pisa

I piccoli imprenditori a rischio usura

di Daniele Benvenuti
I piccoli imprenditori a rischio usura

Fenomeno in calo, ma la provincia di Pisa resta un territorio vulnerabile: in due anni un giro di 70 milioni di euro

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PISA. La provincia di Pisa è ancora a rischio medio per quanto riguarda l’usura, ma nella graduatoria regionale migliora la sua posizione passando dal quarto al settimo posto (graduatoria che vede prima Pistoia come provincia a maggior rischio usura e Siena ultima con il rischio più basso). Questo è quanto emerge da una ricerca realizzata dalla Camera di Commercio di Roma e pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore.

In questa classifica dando come 1.000 il punteggio per la provincia con minor esposizione al rischio usura (Bolzano al primo posto, proprio con 1.000 punti), Pisa occupa la posizione numero 35 alla pari con Milano con un punteggio di 404; balzo in avanti di undici posizioni, visto che nel 2011 (anno della precedente ricerca) si trovava in posizione 46. Le province più vulnerabili sono Caserta e Napoli che chiudono la graduatoria rispettivamente con il punteggio di 198 e 195. La ricerca del Sole 24 Ore si unisce al consueto rapporto di “Sos Impresa”, l’associazione antiracket e antiusura di Confesercenti, che quest’anno ha dedicato un particolare capitolo alle province toscane.

Il rapporto conferma come la provincia di Pisa, appunto, sia ancora a rischio medio per quanto riguarda l’usura, ma con segnali di miglioramento rispetto al 2011.

«La crisi di questi ultimi anni sta coinvolgendo soprattutto le piccole imprese del settore artigiano e commercio – spiega Lino Busà, presidente di “Sos Impresa” -. Sono proprio queste categorie quelle che più facilmente entrano nell’inferno dell’usura, dopo che il sistema creditizio regolare ha chiuso loro tutte le porte. In Toscana secondo l’ultimo rilevamento Istat, il giro di affari degli usurai si aggira sui 9 miliardi di euro con 8mila attività coinvolte; in provincia di Pisa la cifra ha sfiorato negli ultimi due anni i 70 milioni di euro, con quasi 1.500 imprenditori interessati».

Anche Busà conferma comunque una inversione di tendenza per quanto riguarda Pisa e provincia. «I nostri rilevamenti - spiega ancora - tengono conto di diversi parametri; in particolare il numero delle denunce e dei procedimenti suddivisi per provincia e rapportati al numero delle imprese iscritte alla Camera di Commercio, fino ad un indicatore economico-finanziario (ad esempio fallimenti e protesti). Proprio partendo da questi parametri, nel 2011 Pisa era al quarto posto in Toscana come rischio usura (adesso scesa al settimo secondo la ricerca del Sole 24 Ore, ndr)».

Tutti questi numeri, sia quelli della ricerca della Camera di Commercio di Roma che gli altri dell’associazione antiusura Confesercenti, fanno riferimento ai fenomeni che vengono allo scoperto. Purtroppo sul fronte denunce, la situazione è ancora molto preoccupante. «Effettivamente considerando solo il numero delle denunce registrate - sottolinea ancora Busà - sembrerebbe che il fenomeno usura in Toscana non esista. Dopo un picco tra il 2007 e il 2009 (con quasi venti denunce l’anno), nel 2011 il crollo con solamente 7 procedimenti aperti. Eppure la nostra esperienza sul campo è diversa - conclude -. Quando sottoponiamo questionari anonimi a commercianti, artigiani e piccoli imprenditori, addirittura il 15% degli intervistati afferma di essere a conoscenza di fatti di usura a danni colleghi o più generalmente di fatti svolti nel territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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