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L’amico Bigongiali: se ne va una parte di me

L’amico Bigongiali: se ne va una parte di me

«Per quindici anni uno davanti all’altro, al lavoro nella stessa stanza. E che discussioni sul calcio»

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PISA. «Dire che se ne va una parte di me suona retorico, ma come fare diversamente?». Athos Bigongiali, amico e collega di Ugo Riccarelli, fruga nei ricordi «che sono tutti belli: per quindici anni, ogni mattina, uno davanti all’altro, nella stessa stanza del Comune. Facevamo quel lavoro anche divertendoci. Avevamo gusti letterari diversi, ma la stessa passione per la scrittura, anzi per l’arte in genere. E non dimentichiamo le discussioni sul calcio: Ugo era juventino, ma si sa che qui in Toscana i pensieri sono diversi. Sono triste, mi sento strano».

«Sono quelle notizie che arrivano come frustate - dice Paolo Fontanelli, ex sindaco e attuale deputato - anche se «Ugo ha avuto una vita difficile dal punto di vista della salute. L’ultima volta che l’ho incrociato è stato a Roma qualche mese fa. Abbiamo lavorato insieme per un bel pezzo della mia esperienza di sindaco. Credo di aver letto molti discorsi che aveva scritto per me. Era il suo mestiere, insieme ad Athos. Era un grandissimo scrittore, dotato di enorme sensibilità. Nella passata legislatura con Veltroni, di cui è stato stretto collaboratore, eravamo vicini di posti e spesso gli chiedevo di Ugo. Nel 2004 chiesi a Walter di venire a Pisa, alla Sapienza, per parlare del romanzo “Il dolore perfetto” con cui Riccarelli aveva vinto il Premio Strega: disse subito sì, perché a Ugo voleva molto bene».

Cordoglio del sindaco Marco Filippeschi, che dice: «Perdiamo uno scrittore vero, tra i più ispirati della letteratura italiana contemporanea. Come pisani siamo orgogliosi di averlo avuto come nostro concittadino per ben 16 anni e sicuramente lo ricorderemo con iniziative non effimere come si deve ad un grande scrittore. Ugo Riccarelli se n’è andato ad appena 59 anni, decisamente troppo presto per quanto è lunga una vita e per quel tanto che aveva ancora da dire e dare. Fermato da quella malattia che grazie alla sua straordinaria creatività e capacità d’introspezione era riuscito a trasformare addirittura in fonte d’ispirazione come dimostra anche “Il dolore perfetto”, il romanzo con cui nel 2004 ha vinto il Premio Strega, o “Le scarpe al cuore”, l’opera che lo ha di fatto proiettato nell’Olimpo dei grandi romanzieri italiani».

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