Il Tirreno

Pisa

Addio a Riccarelli, uomo coraggioso

di DAVIDE GUADAGNI
Addio a Riccarelli, uomo coraggioso

La lunga lotta contro la malattia, la passione per la letteratura, poi la chiamata a Roma come ghostwriter di Veltroni

3 MINUTI DI LETTURA





di DAVIDE GUADAGNI

Ugo Riccarelli, morto ieri a Roma a 59 anni, era la persona più coraggiosa che io abbia mai conosciuto.

Un uomo vitalissimo a cui la sorte aveva destinato un corpo fragile che, nel corso del tempo, lo rese prigioniero dei suoi malanni.

Era nato con una malformazione congenita ai polmoni. Una forma progressiva che lo costringeva a una respirazione sempre più faticosa e affannosa, che non gli impedì di avere la vita che aveva scelto: lo studio, il lavoro, il matrimonio, una figlia, ma che lo costrinse, alla fine degli anni Ottanta, a non poter più rinviare un appuntamento che era la sua unica possibilità di sopravvivere: il trapianto. Si mise in fila.

Visse l’ultima attesa di quel trapianto (dopo aver superato tutti gli esami, si attende un donatore compatibile) come se fosse appeso a una parete - così la raccontò nel suo primo libro “Le scarpe appese al cuore” - dove altri come lui aspettavano. Ogni tanto qualcuno cadeva.

Lui fu capace di rimanere tenacemente, rabbiosamente, aggrappato a quella parete fino a quando, aveva 35 anni, non fu sottoposto a Londra al doppio trapianto di cuore e polmoni.

«Mi hanno cambiato tutto lo chassis, perché i polmoni non si possono staccare dal cuore», spiegava.

Ma il cuore si può staccare dai polmoni e, infatti, il suo che misteriosamente non era così malandato fu donato a una signora inglese.

La sorte volle quindi che Ugo Riccarelli sia stato forse l’unica persona al mondo che aveva due cuori che battevano. Fece di tutto per conoscere quella signora, ma lei non volle. «Peccato, era la donna del mio cuore» commentò. Era sottile e spiritoso, Ugo.

Ora che nel suo sangue era tornato a scorrere l’ossigeno e le sue mani, che lui leggeva come lo specchio della sua salute, avevano di nuovo un colore roseo e vitale poteva praticare con regolarità la sua vera passione: scrivere.

Lo faceva per lavoro all’ufficio stampa del Comune di Pisa, dividendo la stanza con un altro scrittore, Athos Bigongiali, lo faceva anche oltre, e scrisse in quegli anni il suo libro più bello: “Un uomo che forse si chiamava Schulz”, dedicato all’autore de “Le botteghe color cannella”, verso cui aveva maturato un interesse che sfociava nell’identificazione.

Il libro, inaspettatamente, entrò addirittura nella cinquina del Campiello.

Fu a quel punto che un certo Walter Veltroni, pro tempore sindaco di Roma, lo volle nel suo staff in Campidoglio.

Lui, che non temeva fatica, si trasferì, andò e riuscì a conciliare la sua attività di ghostwriter con la possibilità di raccontare la saga di una famiglia toscana che aveva dentro da anni e che, nel 2004, diventò il suo romanzo più famoso: “Il dolore perfetto” che, a sorpresa, si aggiudicò il premio Strega.

Il successo non lo cambiò di una virgola e soprattutto non scalfì la sua straordinaria ironia e chi, come me, ha potuto godersi il racconto del suo incontro con Vittorio Cecchi Gori e Valeria Marini che volevano acquistare i diritti del libro per farne un film, può certificarlo.

Negli ultimi anni un nuovo male lo costrinse a estenuanti e sempre più frequenti sedute di dialisi.

Ma questo non gli ha mai impedito di continuare a girare per presentare i suoi libri e per rispondere agli inviti che gli arrivavano da tutta Europa e oltre.

Doveva solo accertarsi della presenza di una struttura adatta nei pressi. Lo faceva e andava.

L’ultima volta che è venuto dalle nostre parti è stato lo scorso anno, a Vecchiano, per commemorare la figura di un suo collega e amico, Antonio Tabucchi.

Anche chi non lo conosceva si accorse che quello scricciolo aveva davvero una tempra d’acciaio. Però era molto magro e le sue mani erano tornate pallide e ossute.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa