Il Tirreno

Pisa

Ogni quartiere avrà un polo scolastico

di Francesco Loi
Ogni quartiere avrà un polo scolastico

L’assessore all’istruzione: dal nido alle medie, tutto a poca distanza. E i bambini andranno a piedi da casa alla loro classe

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PISA. Una scuola che offre più opportunità (a tutti). Scienza e musica come priorità “nuove” da affiancare sempre più alle materie tradizionali. Una riorganizzazione degli edifici, nel segmento nidi-medie, che cambia la città secondo l’obiettivo del “bambino che a scuola va a piedi”. E su tutto l’area pisana come riferimento, già in ottica di città metropolitana da 200mila abitanti. Strategie e progetti concreti riempiono il tavolo di lavoro dell’assessore alle politiche scolastiche Marilù Chiofalo.

Assessore Chiofalo, da dove riparte il suo impegno per la scuola pisana?

«Nella passata legislatura ho lavorato molto alla creazione di strumenti di programmazione e controllo. Ora su ogni delega intendo consolidare l’uso di tali strumenti, mettendoli ancor più a frutto».

Quali sono le linee guida?

«Mettere a disposizione di bambini, bambine, studenti più opportunità personalizzando l’intervento educativo secondo alcune priorità: scienza, musica, cittadinanza attiva».

Partiamo dalla personalizzazione educativa…

«L’obiettivo, a lungo termine, è costruire attorno ad ogni bambino opportunità educativo-formative diverse a seconda delle loro attitudini e intelligenze. E’ dal livello nazionale che deve arrivare l’impulso decisivo, e in questo ripongo molta fiducia nell’operato della ministra Carrozza, ma anche a livello locale si può agire bene».

Ma come si possono concretizzare queste intenzioni?

«Un primo strumento è la “Casa dei bambini e dei genitori” all’interno di San Rossore. A settembre partiranno le prime attività, volutamente in un contesto naturale di pregio. Un’esperienza unica in Italia. Protagonisti, tutti insieme, bambini da 0 a 6 anni, genitori e insegnanti di nidi e materne. Ognuno potrà trovare risposta alle proprie domande ed esigenze. Ci saranno anche psicologhe. La Casa sarà poi aperta a tutti i comuni dell’area pisana».

Ha voluto sottolineare questo aspetto dell’allargamento territoriale…

«Nelle politiche scolastiche ormai facciamo quasi tutto con i Comuni vicini. Per esempio abbiamo progettato, con l’Istituto degli Innocenti di Firenze, un sistema di indicatori di qualità (educativa e gestionale) per i nidi. A settembre sarà pronta questa sorta di misurazione di tutte le strutture dell’area, pubbliche e private. Sono state le insegnanti stesse, opportunamente formate, a fare la misura in strutture diverse dalla propria. Si pensava che questo avrebbe procurato tensioni, invece tutti hanno colto l’opportunità per crescere e ricevere spunti utili».

Dove si può, e si deve, migliorare?

«Sullo standard di qualità, ma anche sulle iscrizioni: le liste di attesa sono azzerate, è vero, però nella fascia 0-3 anni i bambini iscritti non superano il 50%. Tutti gli altri non fanno domanda, anche se non sottovaluto il problema dei costi. E poi c’è un problema sugli organici dei nidi».

Cosa succede?

«Le ultime finanziarie hanno posto vincoli di spesa, poi ci sono il blocco del turn over e le limitazioni sui tempi determinati. Gli organici vanno riempiti, ma così non è facile. A settembre dovremo rimboccarci le maniche e trovare una soluzione».

Nel bilancio si legge: 5 milioni di euro per i servizi scolastici...

«Riguardo alla refezione devo dire che la qualità è già migliorata. Ora stiamo conducendo uno studio sull’esperienza della città di Malmoe, in Svezia, dalla quale copieremo qualcosa per alcune innovazioni».

Lo sportello d’ascolto, punto di contatto con tutte le componenti della scuola, cosa sta rivelando in particolare?

«I risultati di questo servizio, in collaborazione con Asl e collegato con il consultorio territoriale, sono sempre più utili. A Pisa ci sono alcuni semafori rossi, in particolare per il bere, il fumo e le abitudini sessuali. Si abbassa l’età del primo rapporto, che spesso avviene nell’immaturità affettiva e non sicurezza sanitaria. Ecco perché è importante lavorare insieme con Asl e consultorio adolescenti».

Nuovi progetti?

«Uno sull’educazione scientifica, con un bando dell’Accademia dei Lincei. E stiamo concorrendo per avere finanziamenti rivolti all’acquisto di tecnologie per bambini affetti da autismo. Sappiamo che i genitori con figli che hanno difficoltà, anche sui disturbi dell’apprendimento, spendono non meno di 200 euro al mese per supporti specialistici: noi vorremmo vedere di svolgerli il più possibile in ambito scolastico».

Al tempo di Internet la scuola come evolve e come si adegua?

«Cercando di portare Internet in tutte le classi. L’idea è che ogni bambino abbia il suo tablet come strumento per facilitare l’apprendimento personalizzato. Partner del progetto è la Scuola Sant’Anna, che si occupa anche di reperire il finanziamento».

Apriamo un capitolo delicato: l’edilizia scolastica…

«Con l’assessore Serfogli (lavori pubblici) ci confrontiamo di continuo. La nostra competenza arriva fino alle scuole medie, mentre delle superiori si occupa la Provincia. Tra l’altro mi chiedo: quando questo ente sarà trasformato, cosa succederà? E’ un grande punto interrogativo sulle nostre teste».

Riprendiamo il discorso…

«Guardando lontano, dobbiamo predisporre soluzioni per realizzare e riorganizzarci in poli scolastici che comprendano tutti i gradi, dai nidi alle medie, liberando spazi funzionali per musica, scienze, sport. Registriamo ormai una bassa occupazione degli spazi nel rapporto studenti-aule. Occorre fare un grande lavoro di pianificazione, decidendo come dislocare le scuole mettendo insieme esigenze didattiche ed economiche».

Che disegno della città ha in mente?

«L’ideale sarebbe avere sei poli, uno per ogni quartiere, a parte le situazioni particolari tipo il litorale o i quartieri molto ampi. Si dovrà tenere conto degli sviluppi urbanistici e della mobilità: vorrei bambine e bambini che vanno a scuola soprattutto a piedi. Il punto di partenza potrebbero essere Cep e Barbaricina. Si tratta di un genere di pianificazione che vale la legislatura».

Riorganizzazione dei poli uguale risparmio…

«Ogni anno spendiamo per le manutenzioni 2-3 milioni, ma non riusciamo a coprire tutto. Non abbiamo nemmeno sufficiente personale per controllare la corretta esecuzione dei lavori. Un’alternativa sarebbe quella di formare un certo numero di controllori, delle “sentinelle” per ogni scuola coinvolgendo anche i genitori. C’è un’esperienza interessante a Reggio Emilia che potremmo riprendere».

Quali sono gli impegni più vicini?

«Trovare risorse per le nuove scuole progettate a Riglione e Putignano, tra l’altro già pensate nell’ottica dei poli. Inoltre inaugureremo il nuovo nido a San Francesco, altra zona dove nel giro di poche centinaia di metri ci sono più scuole elementari e medie».

C’è sempre uno sguardo alle realtà di quartiere…

«Confermo e annuncio che faremo un bando, da circa 370mila euro, per ludoteche e campi solari. L’idea è avere una ludoteca in ogni quartiere per gioco, attività di scienza, musica, cittadinanza attiva. Saranno le ludoteche i luoghi dove si animerà la partecipazione di bambine e bambini alle scelte che li riguardano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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