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Duomo sfregiato «I turisti ci aiutino a fare vigilanza»
PISA. Il caso dello sfregio del Duomo di Pisa da parte del cinese con passaporto danese è il simbolo di tutti gli sfregi che si compiono ogni anno sugli edifici più o meno importanti. Ma il caso...
PISA. Il caso dello sfregio del Duomo di Pisa da parte del cinese con passaporto danese è il simbolo di tutti gli sfregi che si compiono ogni anno sugli edifici più o meno importanti. Ma il caso della Cattedrale colpisce. Colpisce per la massima indifferenza verso un così celebre monumento storico. Ne parliamo con l’ingegner Giuseppe Bentivoglio, direttore tecnico dell’Opera della Primaziale.
Progetti, studi, lavoro per restaurare ogni centimetro dei monumenti di Piazza dei Miracoli, poi arriva un turista e ci incide senza alcun rispetto il proprio nome. Che ne pensa?
«Si tratta di ignoranza culturale che ovviamente non riguarda solo quel giovane cinese, ma tutti quelli che non hanno rispetto della propria città, del proprio Paese e del patrimonio che la storia ha consegnato».
Il giovane è stato arrestato. Ha pagato il danno ed è stato rilasciato. Il comando della polizia municipale ha deciso di non tollerare più l’insensata e inammissibile violenza nei confronti dei monumenti storici.
«È giusto punire il gesto, per fortuna subito bloccato dalla nostra sorveglianza e dalla polizia municipale».
Ci sono stati episodi simili?
«Di danni di analoga tipologia molti, ma con un’immediata sanzione e arresto, come in questo caso, francamente no».
Con che mezzi ci si può difendere da questo tipo di vandalismo?
«Attraverso vigilanza, controllo umano, videosorveglianza e anche, importantissimo, con la collaborazione degli stessi turisti come nel caso in questione, dove due ragazzi inglesi ci hanno segnalato il gesto e hanno testimoniato».
È sufficiente la legislazione esistente in materia?
«Esistono ovviamente leggi di tutela assai rigide a livello nazionale».
Di chi è la competenza specifica sulla tutela di questi beni, spesso di incalcolabile valore, anche se ogni cittadino dovrebbe vigilare come hanno fatto quei due turisti?
«In questo caso è in primis nostra, in senso generale della proprietà del bene e ovviamente degli enti di tutela come le Soprintendenze e anche delle stesse forze di polizia».
Certo, è un grosso problema, non si può transennare tutto e neppure nascondere gli originali nei musei, sostituirli da copie per paura dei vandali.
«Certamente non si può transennare tutto. Soluzioni assolute non ci sono: l’unica strada è quella che si sappia a cosa si va incontro nel commettere atti del genere con la ragionevole certezza di essere puniti. Anche in Paesi esotici il solo appropriarsi di un corallo o di una conchiglia porta a pesantissime conseguenze».
Il carcere potrebbe essere dunque un deterrente, insieme ad una attenta vigilanza?
«Sul carcere un giudizio dovrebbe essere forse legato al tipo di danno, ma comunque un giorno di privazione della libertà certamente farà riflettere chi ha commesso il reato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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