Il Tirreno

Pisa

Sequestrata la proprietà di un’edicola in centro

di Pietro Barghigiani
Sequestrata la proprietà di un’edicola in centro

L’attività in Borgo Stretto è intestata al figlio di un siciliano condannato a 20 anni La moglie: faremo ricorso, l’abbiamo comprata con un mutuo ancora da pagare

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PISA. Una sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati.

È la ragione la quale la Direzione investigativa antimafia di Messina ha sequestrato una casa a Tortorici (Messina) e le quote sociali di un’attività di edicolante in centro a Pisa a Orlando Galati Giordano, 51 anni, in carcere per scontare una condanna a 20 anni per associazione mafiosa, estorsioni e omicidio. Reati commessi tra il 1986 e il 1993 nella provincia messinese.

L’edicola, in Borgo Stretto, (che resta aperta) è intestata al figlio Eros Gennarino, ma secondo la Corte d’Assise di Appello di Reggio Calabria è riconducibile al papà che l’ha gestita con la moglie fino a quando non è entrato in carcere per espiare la pena. Tra edicola e abitazione, la Dia stima in circa 400mila euro il valore dei beni sottoposti a sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Per gli inquirenti l’edicola è stata acquisita con disponibilità finanziarie ritenute incoerenti con i redditi dichiarati dal 51enne ora in carcere.

La moglie, Adriana, manda avanti l’attività con il figlio. Contesta la decisione della Dia e al Tirreno spiega: «Quel provvedimento è sbagliato. L’edicola non è intestata a mio marito, ma a mio figlio. L’avvocato ha già fatto ricorso contro questo sequestro. L’attività è stata comprata con un mutuo con la Banca Toscana che ancora sto pagando». I Galati Giordano abitano a Cascina e da anni gestiscono il chiosco-edicola nel cuore della città. Se lo ricordano come una persona affabile Orlando Galati Giordano. Il primo a salutare con il sorriso sulle labbra e pronto a pagare un caffè ai commercianti del posto. La sua storia personale racconta un altro vissuto.

«Le attività d'indagine della Dia hanno consentito di fare emergere evidenti profili sperequativi tra i beni posseduti ed i redditi dichiarati ai fini delle imposte sul reddito dal Galati Giordano, elemento carismatico nell'ambito del gruppo mafioso dei "tortoriciani" tanto da divenirne, verso la fine degli anni '80, capo indiscusso dell'omonima frangia che si contrapponeva a quella dei Bontempo Scavo» spiegano gli investigatori siciliani.

Orlando Galati Giordano, con diversi precedenti penali per reati contro il patrimonio, sequestro di persona ed altro, il 30 maggio 1987 venne arrestato per associazione a delinquere di tipo mafioso e favoreggiamento nei confronti dei responsabili di un omicidio avvenuto a Milazzo (Messina) il 7 maggio 1987. Imputato nel procedimento penale "Mare Nostrum", che ha riguardato i clan operanti nella fascia tirrenica della provincia di Messina fino ai primi anni '90, Galati Giordano è stato collaboratore di giustizia dal 1992 al 27 maggio 1997, quando gli fu revocato del programma di protezione dopo essere stato accusato di aver organizzato un grosso di giro di spaccio di cocaina a Lucca.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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