Gioco
57 anni fa i licenziamenti politici alla Fiat
CALCI. «Quel licenziamento in tronco, per motivi politici, ha cambiato la vita della mia famiglia segnando profondamente babbo, persona buona, ben voluta da tutti». Marco Magagnini, stimato...
CALCI. «Quel licenziamento in tronco, per motivi politici, ha cambiato la vita della mia famiglia segnando profondamente babbo, persona buona, ben voluta da tutti». Marco Magagnini, stimato professionista, che abita a Vecchiano e ha radici profonde in Valgraziosa, a poco più di mezzo secolo dal provvedimento esposto dalla Fiat di Marina di Pisa, ricorda quanto accadde un caldo giorno d’estate, 57 anni fa. «Mio padre Danilo, fondatore della Casa del Popolo di Calci, insieme ad altri volontari, e attivo organizzatore delle feste dell’Unità, dava tutto se stesso per i suoi ideali, nell’apprezzamento anche degli avversari. L’azione dei vertici della casa automobilistica raggiunse circa 200 operai. Allora la contrapposizione ideologica era netta, senza esclusione di colpi. A babbo non perdonarono di essere schierato. Purtroppo neanche il Partito comunista lo difese, anzi lo mollò clamorosamente tanto è vero che babbo non volle più sapere di militare nella parte politica. Di più: l’amarezza fu tanta, che quando ormai gravemente malato si avvicinava il momento della morte, dispose che il corteo funebre non passasse dalla strada dove ancora oggi sorge la Casa del Popolo».
Fu, ricorda, «il primo bombardamento a tappeto della storia e i rapporti fra il padronato e la classe operaia».
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