Il Tirreno

Pisa

Truffati dalla banda della banconota

di Antonio Scuglia
Truffati dalla banda della banconota

Un gruppo di malviventi batte a tappeto negozi e locali del centro per farsi consegnare resti non dovuti dai cassieri

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PISA. Entrano in negozio per comprare qualcosa di scarso valore (2-10 euro), fanno finta di pagare con una banconota di grosso taglio, chiacchierando per distrarre l’esercente e facendosi dare il resto, e poi si riprendono anche la loro banconota o semplicemente se la tengono sempre stretta.

Poi cambiano velocemente vittima, nello stesso quartiere ma non troppo vicino, fanno più vittime possibile e dopo 3-4 giorni cambiano città, perché nel frattempo - di solito - qualcuno ha allertato le forze dell’ordine.

Bene, anzi male: in questi giorni una banda di specialisti della “truffa della grossa banconota” sta battendo Pisa a tappeto. Nelle ultime ore ci sono giunte numerose segnalazioni di arrabbiatissime vittime e anche due in cui i colpi sono andati a vuoto. Il primo in un ristorante nei pressi di lungarno Pacinotti, dove si sono presentate due donne straniere per “comprare” una bottiglie di acqua minerale con un biglietto da 100 euro; il secondo (già visto nei pressi del ristorante sopra accennato) in un negozio di tabacchi vicino al Ponte di Mezzo, dove il truffatore era un uomo e per un Gratta e vinci da 5 euro chiedeva il resto di 50 euro mai consegnati.

Rispetto a pochi anni fa, questa truffa è cambiata perché - anche in città - all’inizio i malviventi usavano solo banconote di grossissimo taglio (200 o 500 euro) e le vittime predestinate erano i supermercati.

La tecnica di base in quel caso è sempre la stessa: mentre il cassiere verifica che i soldi siano autentici, l'imbroglione inizia a parlare a raffica, per confonderlo e riprendersi la banconota dicendo di aver trovato improvvisamente gli spiccioli, in quel breve momento in cui il cassiere gli ha appena dato il resto.

Ma dopo i supermercati, luogo di elezione per la truffa è diventato qualsiasi altro esercizio commerciale, comprese le edicole, in genere con una banconota più piccola (50 o 100 euro) e una tecnica uguale o simile: il malvivente compra qualcosa, gesticola molto, chiacchiera, insomma, distrae il commerciante per prendersi il resto, solitamente senza aver mai consegnato la banconota vera ma avendola solo mostrata.

Di solito, avverte il sito newhotelbizarre.blogspot.it, questi trucchi permettono al truffatore di incassare cifre basse che rendono meno probabile la denuncia: ripetere in poco tempo più volte truffe da 30-50 euro e tenere un profilo basso per non avere guai con la legge. Oltretutto la percentuale di riuscita è altissima e in un giorno una banda di due-tre persone può “lavorarsi” decine di locali.

Queste truffe sfruttano le piccole distrazioni del cassiere ed approfittano di quel senso di imbarazzo e vergogna che può provare se la sua onestà vien messa in dubbio, specie se, pur ripetendo meccanicamente gli stessi gesti per molto tempo (ritirare il denaro, stampare lo scontrino, restituire il resto), ammette la possibilità di aver fatto uno sbaglio.

Molte le varianti. Ad esempio, magari facendo distrarre il cassiere da un complice, il truffatore nasconde una delle banconote ricevute in resto e, mostrando al cassiere le banconote che ha in mano, lo invita ad aggiungere quanto manca. O semplicemente prende il resto e sostiene di aver dato al cassiere una banconota di taglio più grande, oppure paga un bene di poco valore con una banconota falsa di grosso taglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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