Finanza
«Giusta la repressione ma da sola non basta»
PISA. Il vizio di lasciare la propria firma a eterna memoria su antichi monumenti, rovinandoli. Un viziaccio, che è anche un atto di incultura e inciviltà. Lo ha fatto un cinese ventunenne che,...
PISA. Il vizio di lasciare la propria firma a eterna memoria su antichi monumenti, rovinandoli. Un viziaccio, che è anche un atto di incultura e inciviltà. Lo ha fatto un cinese ventunenne che, ignaro dell’importanza del Duomo di Pisa, è stato arrestato. Un fatto significativo, che testimonia la linea dura verso gli atti di violenza contro i monumenti storici. Cosa ne pensano gli esperti e gli addetti ai lavori?
Per Mauro Del Corso, presidente degli Amici dei Musei e Monumenti pisani, «la tolleranza zero è giustissima, pena l’allentamento della morsa (già assai labile) della repressione in materia, come dimostra il degrado dei nostri monumenti e centri storici. Semmai, quando si tratta di stranieri, se individuati, non sarebbe inopportuno segnalare tali comportamenti anche alle rispettive autorità consolari».
Dottor Del Corso, ricorda casi simili?
«C’è solo l’imbarazzo della scelta, non solo nella nostra città. E già anche per il Duomo, una cui fiancata anni fa fu devastata con scritte vandaliche. Ma, dalla Pietà di San Pietro alla Fontana di Trevi al Biancone di piazza della Signoria a Firenze gli esempi non mancano».
Come si fa per tutelare questi e altri monumenti?
«Ho ricordato il necessario rigore della repressione, che però sarebbe sterile – se non dannoso – ove disgiunto dell’educazione che diventa prevenzione. Interrogarci, ed interrogare gli artefici, sul perché di simili idiozie. Insieme a questo, una giusta pubblicizzazione dei loro profili, un tempo si sarebbe detto a pubblico ludibrio per sperare in un senso di vergogna: spesso è lo sperato anonimato che arma quelle penne e le bombolette. Infine, se possibile, accentuerei, rispetto alla sanzione penale – talvolta improbabile – quella pecuniaria».
Esistono leggi dello Stato precise in questo senso?
«Le leggi nazionali non mancano, penali e civili, come i regolamenti comunali e le ordinanze sindacali. Ma non è sufficiente la sola giungla normativa. C’è e ci sarà sempre il furbo che spera di farla franca, soprattutto se la norma non sempre è applicata».
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