Il dolore
Fidanzati killer a processo Ecco le prove
«Aggredirono la nonna per rubarle i gioielli» Il magistrato ha ottenuto il giudizio immediato
LIVORNO. L’amore tra Jessica Cavallini, 21 anni, e Andrea Correnti, 22, che all’anagrafe fa ancora Rosalia, nonostante abbia intrapreso un percorso per diventare uomo, sarebbe finito dopo oltre sei anni attraverso le lettere che le due ragazze si sono scritti durante la permanenza in carcere.
Ma i fidanzati killer, nati a Pisa, protagonisti del delitto di Antignano, accusati di aver rapinato e causato la morte di Maria Orfeo, classe 1930, nonna di Jessica, per rubarle la collana e un medaglione d’oro per poi andare a rivendere i gioielli in un “Compro oro” di piazza del Cisternone per 270 euro, si ritroveranno uno accanto all’altro sul banco degli imputati il prossimo 11 dicembre quando compariranno davanti alla Corte d’Assise per la prima udienza del processo nel quale sono accusati di omicidio e rapina aggravata.
Il pubblico ministero Luca Masini, infatti, ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Beatrice Dani l’ok al giudizio immediato. «Troppo evidenti», secondo la Procura, le prove nei confronti dei due indagati, arrestati dalla squadra mobile all’alba del 28 febbraio scorso, quindici giorni dopo l’aggressione all’anziana, avvenuta nel tardo pomeriggio del 13 febbraio nella sua casa al numero 49 del viale di Antignano.
Agli atti del procedimento sono finite le intercettazioni telefoniche registrate nei giorni successivi alla rapina, in particolare quella tra Andrea e sua madre nella quale la donna chiede al figlio spiegazioni sul ritrovamento, nel suo zaino, di 240 euro e un anello. «Che avete fatto alla nonna», chiede alla fine della conversazione la mamma. Durante le indagini gli investigatori hanno anche scoperto che tra il 20 dicembre 2011 e l’8 agosto dell’anno successivo Jessica e Endrea avrebbero venduto al “Compro oro” di via Mondolfi tredici oggetti d’oro rubati all’anziana.
Furti che avevano insospettito la nonna tanto che pochi giorni prima dell’aggressione si era messa al collo l’ultimo gioiello che le era rimasto per paura che anche questo sparisse.
Per capire la ricostruzione che il pubblico ministero fa di quello che è avvenuto il giorno dell’aggressione, è necessario tornare alla sera precedente quando la coppia ha dormito a casa della nonna di Jessica. Il giorno successivo - scrive il magistrato - «la signora Orfeo credendo di essere rimasta sola in casa si è seduta in cucina a guardare la televisione».
È a questo punto che «approfittando dell’età avanzata della persona offesa e della condizioni di minorata indifesa, trattandosi di una donna inferma e dializzata, Jessica ha svolto il compito di palo restando all’esterno dell’abitazione e vigilando». Rosalia, invece, è entrata nella casa prendendo l’anziana alle spalle, «le ha coperto il volto, ha stretto le braccia intorno al collo mettendole anche un asciugamano sulla faccia per impedire di vedere e minacciandola con frasi spaventose per poi strapparle la collana che aveva al collo. Infine gettando la donna a terra e facendola cadere rovinosamente».
Sono questi i fotogrammi dell’orrore durante i quali la nipote, nonostante le grida della nonna sarebbe rimasta in strada «a fumare una sigaretta», come hanno raccontato alcuni testimoni. Mentre Maria Orfeo veniva trasportata al pronto soccorso i fidanzati avrebbero anche cercato di depistare le indagini. «Mi ha detto - ha spiegato Jessica agli investigatori - che ad aggredirla è stato un uomo di colore».
Il primo passo falso di quello che due giorni dopo l’aggressione e con il decesso dell’anziana, si è trasformato in un delitto.
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