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Pisa

Farmaci antitumorali, premiata una ricercatrice pisana

Farmaci antitumorali, premiata una ricercatrice pisana

Il lavoro che ha ottenuto l’importante riconoscimento dell'Asco riguarda la prevenzione delle gravi tossicità da chemioterapia antitumorale secondarie alla somministrazione delle fluoropirimidine

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Una giovane ricercatrice dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, specializzanda in biochimica clinica e assegnista di ricerca dell'Università di Pisa, ha ricevuto per la seconda volta un importante riconoscimento nell'ambito del congresso annuale dell'Asco, l'associazione americana di oncologia clinica: la ricercatrice, Marzia Del Re (nella foto), unica in Italia tra 95 assegnati a livello mondiale, ha conquistato il merit award della Conquer Cancer Foundation of Asco, destinato ai giovani ricercatori.

Il lavoro premiato è finanziato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro e dall'Istituto toscano tumori e riguarda la prevenzione delle gravi tossicità da chemioterapia antitumorale secondarie alla somministrazione delle fluoropirimidine, ovvero farmaci citotossici di uso diffusissimo e in assoluto i più utilizzati, principalmente per il trattamento del carcinoma del colon, mammella e testa-collo.

Grazie a un lavoro durato molti anni, che ha portato alla caratterizzazione di più di 500 pazienti con tossicità da fluoropirimidine, sono state identificate alcune cause importanti di carenza dell'enzima necessario all'organismo per inattivare ed eliminare i farmaci citotossici, che espongono il paziente a tossicità molto gravi che, in rari casi, possono essere mortali.

«La prevenzione di queste tossicità - spiega una nota dell'Aoup - rappresenta un impegno di primaria importanza per evitare al paziente di incorrere in queste gravi complicanze, rendendo la qualità della vita ancora più compromessa. L'impegno è quello di permettere l’applicazione di test farmacogenetici in modo efficace, affidabile e a costi ridotti ai pazienti».

La ricerca consente di applicare questo tipo di diagnosi preventiva ai pazienti ed escludere dal trattamento, oppure consigliare una riduzione di dose, i portatori di questa carenza enzimatica, permettendo la personalizzazione del trattamento.

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