Sicurezza
Costretto a cambiare casa per colpa della movida
La storia di un ingegnere che ha lasciato il centro dopo anni di baccano e vetri rotti: «Rispetto ai miei tempi di notte la situazione è degenerata»
PISA. Bacchettone proprio no». Roberto Pandolfi, il capofamiglia 40enne costretto a cambiare casa per colpa dell'eccessiva animazione notturna, mette le mani avanti.
«Anch'io sono stato studente a Pisa e so cosa significa divertirsi la sera».
Ma rispetto al 1991, quando Pandolfi era matricola di ingegneria e usciva un paio di volte a settimana, le cose sono cambiate. Anzi, sono «degenerate». Al punto da costringere lui, la moglie Elisa e il loro bambino di otto anni ad abbandonare piazza Martiri della Libertà (alias piazza Santa Caterina, in pieno centro storico) per trasferirsi in via Bruno Fedi, zona Porta Nuova. Una decisione arrivata dopo sei anni passati in un appartamento in affitto dal lato della piazza dove c'è la filiale delle Poste, tra notti insonni e segnalazioni inascoltate. In principio furono i bonghi, i tamburi di origine africana, suonati «in modo incessante». Poi si è passati alle partite di calcio improvvisate. Che hanno portato con sé le urla dei tifosi, le bottiglie di birra lasciate sui davanzali, gli alberi innaffiati di urina e i vetri delle macchine spaccati dai calci di punizione o dai rigori. Senza farsi mancare lo spaccio.
«Quello accade dal lato dove si affaccia la scuola Sant'Anna, che è il più buio», puntualizza Pandolfi. «È lì che vanno a siringarsi». Notte dopo notte, sette giorni su sette, le cose sono andate sempre peggio. La tregua arrivava dopo il 25 luglio, quando gli universitari fuori sede tornavano a casa. Ma l'inizio dell'estate era un dramma a causa delle finestre aperte. Per un appartamento al pianterreno, come stare in prima fila a un concerto.
«In verità non ho mai avuto paura che qualcuno entrasse in casa – ammette Pandolfi – Ma dovendomi alzare alle sei del mattino per via del lavoro, non potevo continuare in quel modo».
Così l'intera famiglia ha cambiato aria. Da due anni e mezzo abita vicino al polo universitario di Porta Nuova, sede di alcuni corsi della facoltà di ingegneria e usato come centro polifunzionale. E la convivenza con gli studenti, sottolinea ancora Pandolfi, in questo caso non è mai stata un problema. «Non ho nessun fastidio che organizzino delle feste anche un paio di volte alla settimana, perché sono civili. È una questione di buon vicinato».
Oggi Roberto, che lavora in un consorzio vicino Cecina come ingegnere dipendente, continua ad alzarsi alle sei per prendere il treno e andare a lavoro.
I sonni sono diventati più tranquilli, ma la sgambata in bicicletta verso la stazione, racconta, è desolante. Il percorso tocca la zona dove abitava prima, e lo scenario è sempre lo stesso: a movida finita, tra le sei e le sei mezzo del mattino, i cocci restano dei residenti e degli addetti alle pulizie.
«In piazza dei Cavalieri ci sono i colli di bottiglia nei buchi di scolo – è l'inizio del quaderno delle lamentele –. C'è gente che si diverte a mettere a testa in giù la bottiglia e a spaccarla. A calci o a sassate, non so, e poi lascia tutto lì. Via delle Sette Volte, poi, è una cosa indecente per il puzzo di urina. Non parliamo poi di carte e cartacce, che si vedono ovunque». Una visione che forse un po' lo consola della decisione di trasferirsi, avvenuta con qualche rimpianto.
«E io che pensavo di abitare nella più bella piazza di Pisa...».
Nella foto un venditore abusivo di birra nelle ore della movida.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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