Il Tirreno

Pisa

Seggi in Comune, il Tar deciderà a settembre

di Gianluca Campanella

Il ricorso è stato presentato da Maurizio Bini, ex consigliere di Rifondazione Il contenzioso ruota intorno a un arrotondamento matematico

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PISA. Il 26 settembre il Tar della Toscana discuterà il ricorso contro il Comune di Pisa presentato da Maurizio Bini (ex consigliere comunale di Rifondazione e primo dei non eletti dell’opposizione) per modificare la proclamazione degli eletti delle ultime elezioni amministrative, svolte il 26 e 27 maggio. Il verbale dell’ufficio elettorale centrale, infatti, ripartisce i 32 seggi disponibili a palazzo Gambacorti in 20 per la maggioranza e 12 per l’opposizione, in virtù del fatto che la legge attribuisce alla coalizione vincente il 60% dei posti. Ma il 60% di 32 fa 19,2 e in tutto il mondo quel numero è arrotondato a 19. Perché a Pisa si è scelto 20?

Il quesito, posto da Bini, è il primo del genere in Toscana, ma procedimenti simili ci sono un tutta Italia: al momento pendono una sessantina di ricorsi nei vari Tar regionali e 15 al Consiglio di Stato. Proprio su una lista lunghissima di precedenti favorevoli si concentra buona parte del ricorso pisano, che fa leva su tre motivi: il principio dell’arrotondamento matematico, la corretta applicazione della legge finanziaria 2010 e un’eccezione di costituzionalità.

Federico Oliveri, segretario comunale di Rc, specifica che il ricorso pone «una questione politica generale» a tutela delle minoranze: «Ne va della rappresentanza di chi esprime idee diverse». E lo stesso Bini racconta «una chicca: per l’elezione del presidente del consiglio comunale lo statuto del Comune prevede i due terzi dei voti dell’assemblea; bene, a verbale è stato messo che ne servono 21, quando il calcolo dice 21,33. In quel caso si arrotonda per difetto?».

Per fortuna Ranieri Del Torto ha preso più voti del necessario e la sua elezione non è in discussione, ma il differente trattamento resta.

Il problema è nato proprio quando i tagli del governo hanno fatto dimagrire le assemblee elettive: prima tutti i consigli erano formati da multipli di dieci (Pisa aveva 40 consiglieri, stabiliti in base alla popolazione); e nel Testo unico degli enti locali non si poneva il problema dell’arrotondamento, perché la cifra veniva sempre intera.

Con gli eletti passati a 32 sono nati i problemi. E sono fioccati i ricorsi: Bini parla di «costi aggiuntivi per lo Stato», un risultato che «aggrava» la posizione di chi ha scritto una norma per risparmiare «senza pensare cosa sarebbe accaduto».

Intanto oggi a Marina, durante la festa di Rifondazione, ci sarà un pranzo di autofinanziamento a menu fisso (e 15 euro di contributo) per sostenere i costi legali di questa e di altre operazioni promosse dal partito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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