La manifestazione
Misericordia, indagato l’ex direttore
A Dino Dringoli contestato il peculato. Perquisizioni nella sede dell’associazione, in case e uffici di alcuni amministratori
PISA. Un avviso di garanzia, perquisizioni a raffica, interrogatori. Si chiude come nessuno avrebbe mai voluto il primo atto della brutta vicenda che da due anni sta vivendo la Misericordia pisana, sette secoli di storia senza una macchia che rischiano di finire nel tritacarne di uno scandalo annunciato.
Gli uomini della guardia di finanza sono arrivati in borghese, alle sette del mattino, ieri: hanno perquisito la sede dell’antica associazione di volontariato e case, uffici e macchine di alcuni dei componenti dell’attuale e dei tre precedenti consigli di amministrazione, detti nell’ambito della confraternita “magistrati”, sequestrando, su disposizione del pm Giovanni Porpora, una marea di atti, documenti, chiavette usb e pc.
Nel pomeriggio alcuni esponenti della confraternita sono stati ascoltati in procura. Sarebbe uno solo il nome iscritto sul registro degli indagati, nell’inchiesta aperta dalla procura dopo un esposto presentato alla guardia di finanza da un gruppo di dipendenti, stanchi di aspettare un salvagente atteso da più di venti mesi, ma che, fra promesse, commissariamenti, contratti di solidarietà e stipendi a singhiozzo, non arrivava mai.
Il nome è quello dell’ex direttore dell’antica venerabile arciconfraternita, Dino Dringoli, 51 anni, figlio di un noto manager Piaggio morto anni fa – l’ipotesi di reato formulata parla di peculato - mentre le perquisizioni avvenute ieri mattina hanno riguardato, come persone informate dei fatti, tra gli altri anche i vertici degli ultimi quattro consigli di amministrazione, l’attuale governatore, il commercialista Luigi Marchetti, e i precedenti, dal 2003 in poi, dunque il commendator Mino Farnesi, Luigino Bonaccorsi, Antonio Strambi, e i vicegovernatori Davide Rossi e Daniele Giugliano.
Un blitz che ha creato non poco scompiglio un po’ in tutta la città, in primo luogo nella sede del Cep, dove la tensione si taglia con il coltello, e dove i dipendenti hanno dovuto continuare a lavorare e a partire per i loro servizi con il cuore in ansia e senza capire cosa accadeva e, soprattutto, cosa accadrà.
Di certo l’inchiesta, per quanto da molti voluta, potrebbe significare un nuovo stop alle attività in atto, a nuovi eventuali contratti di solidarietà, alla partenza di iniziative per sollevare una volta per tutte una barca che sembra far acqua da tutte le parti.
Nel mirino degli inquirenti la gestione dal 2003 in poi e in particolare «gravi anomalie nella contabilizzazione degli incassi del bilancio 2012, la manipolazione del bilancio 2011, un indebitamento con le banche di 7 milioni e 324mila euro, la situazione della cassa della protezione civile e di varie casse (cimitero, pronto soccorso, sede), la supposta sparizione di finanziamenti regionali per grandi calamità, l’esistenza di varie situazioni contabili con cifre diverse, un deficit patrimoniale di 833mila euro circa, esorbitanti spese straordinarie, mancato versamento alle Asl di viste intramoenia per 58mila euro».
E ancora, vista come principale causa del dissesto, «la vendita della vecchia sede alla Fondiaria Paradisa, la costruzione della nuova e le modalità di pagamento concordate». La mala gestio viene vista dal pm addirittura come possibile causa «dell’estinzione dell’ente».
In particolare a Dringoli si contesta di aver destinato 50mila euro dell’ente alla cooperativa La Fratellanza, di cui era amministratore, e di aver trattenuto nelle casse della Venerabile 800mila euro incassati come finanziamento per il nuovo padiglione del cimitero, omettendo di versarli alla ditta appaltatrice, Nuova Fondiaria Paradisa.
Riguardo alla fine che avrebbero fatto i finanziamenti della Regione per le grandi calamità, i presunti responsabili sono da identificare.
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