Sicurezza
«Cellule staminali inutili per curare i cuori malandati»
Resi pubblici gli esiti di una ricerca condotta dal Sant’Anna Il dottor Lionetti: risultati controversi, da noi non funziona
PISA. «Il metodo “Stamina” si commenta da solo. C'è stato un grande entusiasmo mediatico intorno a un fenomeno che non ha le basi della ricerca. Stamina non si sostiene sull'evidenza scientifica».
Lo afferma Vincenzo Lionetti, medico e ricercatore in fisiologia all'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna, a margine della tavola rotonda “Cellule staminali e cuore: cantieri dal futuro”, l'iniziativa, che si conclude oggi, organizzata dalla Scuola Sant'Anna con il patrocinio della Regione per «richiamare l'attenzione su un tema estremamente attuale quale l'uso delle cellule staminali per la cura delle malattie cardiovascolari». All'evento hanno partecipato i rappresentanti di alcuni dei più importanti gruppi di ricerca mondiali che si dedicano allo studio della rigenerazione del cuore adulto, tra i quali ricercatori e medici provenienti da tutta Italia, Inghilterra, Olanda e Svizzera. «Il trapianto di cellule staminali è stata una buona domanda che non porterà nessuna risposta. Le cellule staminali isolate con la tecnologia attuale e somministrate con la tecnica attuale non sono utili», continua Lionetti, sottolineando che «non bisogna derubare i malati del diritto alla consapevolezza e alla sofferenza. I malati – prosegue il ricercatore della Sant'Anna - non possono essere lasciati morire arrabbiati per la negazione di una terapia, perché non esiste un elisir salvavita (le staminali, ndr), ma una linea di ricerca che al momento ha dato risultati estremamente controversi: c'è chi dice che funziona, chi afferma invece che non funziona. Alla Sant'Anna non funziona».
Durante il meeting, che si conclude oggi, sono stati infatti presentati i risultati di una ricerca sulla rigenerazione del cuore infartuato finanziato dal ministero della Salute ad un gruppo di giovani ricercatori italiani, tra cui Lionetti. «I risultati della ricerca mostrano che il trapianto cardiaco di cellule staminali autologhe isolate da tessuto adiposo, nel modello suino, non hanno sortito l'effetto sperato – spiega Lionetti –. Questo risultato, però, non ci ha scoraggiati, ma ci ha indotto a farci un'altra domanda: perché? E ci ha spinto a capire che, molto probabilmente, l'introduzione nel cuore di una “navicella spaziale” enorme potrebbe essere ingombrante e non efficace. Potrebbe invece essere molto più efficace la somministrazione di derivati di queste cellule. Il prossimo passo nella nostra ricerca sarà quello di monitorare se la plasticità cardiaca possa essere potenziata sfruttando il residuo embrionale che conserva anche in età adulta mediante l'utilizzo di molecole naturali, probabilmente di origine vegetale, che somministrati agiscono epigeneticamente sul tessuto».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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