Attenzione
Uccisa dall’epatite, quindici indagati
Atto dovuto della Procura per consentire ai sanitari di nominare i propri consulenti per l’autopsia
PISA. Una decina di avvisi di garanzia, notificati ai responsabili e ai medici dei reparti di malattie infettive e trapiantologia dell’azienda ospedaliera pisana, sono stati emessi dalla Procura di Pisa con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Maria Grazia Trombini, 48 anni, di Gavello (Rovigo), deceduta sabato 29 giugno.
Si tratta di un atto dovuto per consentire agli indagati - ce ne sono altri cinque di una clinica di Arezzo - di nominare i propri consulenti in occasione dell’autopsia disposta dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni e affidata al dottor Marco Di Paolo.
È un atto tecnico necessario a garantire i termini a difesa a tutte le parti.
Per gli inquirenti non ci sono gli estremi, infatti, per ritenere che vi siano particolari sospetti di condotta negligente da parte di qualcuno dei sanitari che hanno trattato il caso e, per ora, le persone che hanno ricevuto l'avviso di garanzia sono tutti i sanitari, e i responsabili delle strutture, che si trovavano in servizio nei reparti dove la paziente ha svolto la sua degenza.
L’inchiesta, con l’acquisizione delle cartelle cliniche da parte della magistratura, è nata dopo la denuncia del marito presentata in questura.
La donna era stata operata in una clinica privata di Arezzo per un'ernia vertebrale lo scorso 6 maggio.
Dopo varie vicissitudini, sulle quali il marito, Fabio Berto chiede di fare luce, la paziente è morta il 29 giugno a causa di un'epatite a Cisanello dove era ricoverata a causa delle complicazioni post operatorie.
La donna, dipendente della Provincia di Rovigo, si era rivolta a questa struttura privata aretina per un intervento all’apparenza di routine, tanto che il 9 maggio sarebbe stata dimessa. I problemi sono arrivati la sera del 6 maggio scorso, a poche ore dall' operazione. Il manifestarsi di una forma acuta di epatite ha costretto i sanitari a trasferire Maria Grazia Trombini al reparto pisano specializzato nel trapianto di fegato. Il marito Fabio Berto ha riferito nella querela che i medici di Cisanello gli hanno chiesto se la moglie fosse una bevitrice o avesse mangiato funghi, visti i valori epatici assolutamente fuori dalla norma.
Le successive infezioni hanno progressivamente esaurito la resistenza della 48enne che nel pomeriggio del 29 giugno è morta. Oltre al marito lascia anche due figli.(p.b.)
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