Il Tirreno

Pisa

Crescere un figlio costa più di 8mila euro

Dal cibo ai vestiti, dalla scuola all’attività sportiva: studio della Cisl di Pisa sulle spese annue che i genitori devono sostenere

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PISA. Oltre 8mila euro l’anno. Ecco quanto costa crescere un figlio. Lo dice uno studio del Centro di assistenza fiscale della Cisl di Pisa realizzato in collaborazione con l’osservatorio politico dell’Associazione nazionale famiglie numerose. Lo studio prende spunto dall’osservazione delle voci di spesa di un campione di coppie che hanno messo al mondo uno o più figli. Prende in esame diciotto voci di spesa: dal cibo ai vestiti, dall’acqua al gas per il riscaldamento, dai trasporti agli impegni extrascolastici dei figli, fino alle spese di affitto o di manutenzione della casa che i genitori condividono con i loro pargoli.

In aumento. La somma delle varie voci di spesa, secondo lo studio, ammonterebbe a 8.181,547 euro all’anno a figlio. A questa cifra sono da aggiungere 2.693,33 euro annui per la crescita di bambini al di sotto dei tre anni di vita: baby sitter, carrozzine, pannolini, letti ed accessori. Sono le spese definite di “impianto della nuova creatura”. La cifra ritocca al rialzo quanto contenuto nel Libro Bianco sul welfare presentato dal ministro Roberto Maroni nel 2003: infatti, in base a quella pubblicazione, ogni famiglia spendeva tra i 6.000 e gli 8.000 euro l’anno per ogni figlio.

Le singole voci. Le famiglie spendono soprattutto per il cibo (poco meno di 4mila euro l’anno a testa), l’affitto, la rata del mutuo o la manutenzione della casa di proprietà (2.500 euro l’anno pro capite) i vestiti (1.321 euro), le gite e il materiale scolastico (520 euro) l’attività sportiva o ricreativa (475 euro) le spese di riscaldamento (444,63 euro), di elettricità (247,84 euro) o di acqua (102 euro a figlio).

La crescita negli ultimi dieci anni. In dieci anni la spesa per l’elettricità, nonostante le avvenute liberalizzazioni, è cresciuta dell’85%. Quella relativa alla proprietà della casa è aumentata invece del 61,74%, passando dai 58,89 euro di spesa pro capite dell’Ici versata nel 2003 ai 95,25 euro pro capite del 2012. La bolletta dell’acqua è lievitata, in dieci anni, del 40% (da 77,77 euro a figlio del 2003 a 102 euro nel 2012), le spese scolastiche sono aumentate del 33 per cento (da 390 euro a figlio del 2003 a 520 del 2012). Unica voce in calo è quella relativa alla spesa per il metano, scesa da 470,75 euro del 2003 a 444,63 di oggi (-5,5%).

Detrazioni e assegni familiari. Se le spese di crescita per ogni figlio superano gli 8mila euro l’anno, le detrazioni di cui usufruiscono papà e mamma, nel caso che entrambi siano lavoratori dipendenti - uno con stipendio da 30mila e l’altra da 20mila - ammontano a 700 euro (717 se il bambino ha meno di tre anni) l’anno a figlio, con un incremento a 1.242 l’anno a figlio se i figli a carico sono quattro o più di quattro. Gli assegni familiari varieranno, invece, al crescere del numero dei figli: per il primo figlio la coppia - se sposata - riceverà 376 euro l’anno, per il secondo ulteriori 312 euro l’anno, per il terzo 919 euro l’anno in più rispetto alle famiglie con due figli a carico, per il quarto 623 euro l’anno rispetto alle famiglie con tre figli.

Il ruolo dello Stato. Gianluca Federici, segretario provinciale della Cisl di Pisa: «Le conclusioni sono fin troppo ovvie, lo Stato non riconosce a sufficienza il carico che si assume una coppia mettendo al mondo un figlio. Eppure un figlio è un investimento per lo stesso Stato».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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