Il dolore
I dipendenti sono pronti a occupare una chiesa
PISA. Li hanno convinti a non incatenarsi al carrello del Gioco del Ponte, ma ora pare che nessuno possa fermarli e che la prossima mossa sarà eclatante: occuperanno una importante chiesa pisana. Non...
PISA. Li hanno convinti a non incatenarsi al carrello del Gioco del Ponte, ma ora pare che nessuno possa fermarli e che la prossima mossa sarà eclatante: occuperanno una importante chiesa pisana. Non ci stanno i dipendenti della Misericordia a farsi spazzare via senza tanti complimenti.
«L'impressione? - commenta uno di loro - E' che si voglia andare verso un nuovo commissariamento per passare alla liquidazione e alla mobilità, facendo aggiudicare l'immobile e la continuità dei servizi a qualcun altro».
L'unica certezza resta la disperazione dei lavoratori. «Hanno perfino provato a metterci tutti in ferie lunedì mattina - dice Isabella Gentile, dei Cobas - ma quando gli abbiamo spiegato che le ferie vanno concordate, siamo passati, dalla solidarietà, di nuovo tutti a 36 ore, in mobilità in attesa che la procedura vada avanti . Si è parlato addirittura di tre anni di cassa integrazione, quando dovrebbero essere otto mesi più otto, la verità è che vogliono mandare a casa 37 persone sulle 62 rimaste. E per favore che non si faccia più il confronto con la Pubblica assistenza che va a gonfie vele e ha meno dipendenti: ne ha 45 escluso il cimitero».
«Abbiamo dato la disponibilità al gruppo Greco per un eventuale affitto in futuro di un piano della Misericordia». Il direttore dell'Asl, Rocco Damone, conferma di aver incontrato Armani e gli artefici della proposta insieme a Giuseppe Cecchi, direttore della Società della salute. «La vecchia sede del distretto socio-sanitario del Cep - spiega - è obsoleta e per accreditarla ci vorrebbe un investimento enorme, impossibile per mancanza di fondi».
«Di certo c'è continuo bisogno di servizi sanitari - ricorda il direttore della Società della salute, Giuseppe Cecchi - per cui ci sarà bisogno di personale e sarà un'occasione per chi opera nell'associazione, basta avere la volontà di riconvertirsi e riformarsi». (c.v.)
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