Sicurezza
Paziente morì dopo esame, medico nei guai
A giudizio per il decesso di un anziano dissanguato da un’emorragia per la perforazione di un’arteria
PISA. Avrebbe dovuto essere un intervento ordinario. Delicato sì, ma non poi così trascendentale. Un pensionato di Pisa sottoposto a centesi, il prelievo di un liquido organico attraverso la puntura della parte interessata con siringhe, morì dopo un’operazione riparatrice dall’esito infausto.
Sotto processo per omicidio colposo, accusata per la centesi non andata a buon fine, è finita la dottoressa Daniela Moruzzo, 54 anni, dirigente medico nell’unità operativa di Medicina a Cisanello.
Ieri si è tenuta l’udienza dibattimentale, davanti al giudice Leonardo Degl’Innocenti, durante la quale avrebbero dovuto prestare giuramento, poi slittato alla prossima settimana, i consulenti tecnici d’ufficio nominati dal Tribunale.
I fatti al centro del processo risalgono a circa tre anni fa.
La vittima, residente a Pisa, si era sottoposta a un intervento di centesi. Un termine tecnico più conosciuto quando si applica durante le gravidanze e che allora prende il nome di amniocentesi.
È una pratica invasiva. In sostanza si inserisce una siringa o aghi con cannula nella parte del corpo da cui aspirare il liquido organico da esaminare.
La dottoressa Moruzzi si adoperò come sempre anche sul paziente che poi morì. Secondo l’accusa durante il prelievo commise una negligenza e la siringa andò a danneggiare una piccola arteria che provocò un’emorragia fatale.
Il sangue pensionato, diabetico, non riuscì a coagulare e le sue condizioni divennero disperate. Per tamponare quell’emorragia causata dalla perforazione dell’arteria, l’anziano fu anche operato, ma l’intervento non fu in grado di salvare l’uomo. Nel processo l’azienda ospedaliera è stata citata a giudizio come responsabile civile ed è difesa dall’avvocato Patrizio Pugliese.(p.b.)
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