Il Tirreno

Pisa

Nunes, un politico schietto e scomodo

di ROBERTO GALLI
Nunes, un politico schietto e scomodo

Sempre pronto a guardarti in faccia, Gino era anche capace di chiedere scusa se si accorgeva di aver travisato qualcosa

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di ROBERTO GALLI

De. lle persone che scompaiono si dice sempre che erano persone speciali, ma Gino Nunes, ex presidente della Provincia, stroncato domenica a 72 anni da una malattia, lo era davvero.

Da medico, allievo del professor Comel, con un futuro avviato tra i camici bianchi, virò improvvisamente nel campo della politica.

Liberale convinto scelse la via opposta del comunismo, forse perché già allora scottato dagli intrecci e dagli intrallazzi dei poteri dominanti. Il suo animo liberale, la voglia di giustizia, il sentirsi fuori dai giochi opachi della politica emergevano sempre nel suo pensiero e nelle sue azioni. L’ortodossia della parte politica che aveva scelto gli stava stretta ed ebbe modo di dimostrarmelo più di una volta in certe interviste scomode e pungenti.

«Vieni - mi telefonava in redazione - devo dirti qualcosa».

E il suo qualcosa era sempre un richiamo, una denuncia contro il conformismo e l’immobilismo della politica. Un atteggiamento che pagò con la rinuncia forzata alla carica di sindaco alla quale ha sempre aspirato fortemente.

Ma non era un deluso. Da vero combattente si scontrò con i vertici locali del suo partito e non ebbe neppure timore di gettare sponde verso idee e progetti di opposta tendenza. Sì, perché una delle sue più grandi doti era quella di non apparire prevenuto e di essere sempre pronto a ricredersi e ad accettare il nuovo.

Ricordo che negli anni Novanta contribuii a farlo partecipare ad un viaggio in Croazia al seguito dei nostri militari impegnati sulla sponda balcanica dopo le nefandezze della guerra bosniaca.

Allora la parte politica di Gino era molto critica sull’intervento e sul ruolo dei nostri militari.

«Vedrai - gli dissi - dovrai ricrederti. Toccherai con mano e ti renderai conto dell’impegno gravoso e prezioso dei nostri ragazzi a difesa della pace».

Fu una visita brevissima, di qualche giorno, ma tanto bastò per fargli cambiare idea. Sul volo di ritorno avemmo modo di parlare in piena confidenza. «Ti devo ringraziare - mi disse - ho visto degli italiani diversi, ragazzi in divisa che onorano il nostro Paese. Lo devo ammettere - mi confessò - spesso la politica si esprime con atteggiamenti preconfezionati. Bisogna invece venire sul campo e constatare di persona».

In quei giorni c’era da organizzare un invio di aiuti umanitari e ricordo che Gino si trovò a trattare con i nostri vertici militari senza ritrosie e con piena soddisfazione.

Ecco, questo era Gino, sempre pronto a guardarti in faccia e a dirti anche scusa se si accorgeva di aver travisato qualcosa. Per un politico una dote rara, forse non sufficientemente apprezzata.

Da uomo schietto, ma forse anche un tantino scomodo, seppe uscire di scena con dignità e senza clamori.

So che avrebbe potuto chiudere da sindaco di Cascina, una possibilità appena accennata e sfumata.

Ultimamente lo incontravo spesso sulle banchine dell’Arno intento ad ormeggiare la sua barca a vela della quale andava orgoglioso e che teneva in modo maniacale. Gino era un livornese ed il mare lo aveva nel sangue. Tornava dopo ore e ore passate al timone con quell’aria da vecchio e il mare, così lontana dalla livrea formale del politico di un tempo.

Poi la malattia, breve ed inesorabile. Un frettoloso saluto. Poche parole ed un timido sorriso.

Così ho lasciato Gino. Così ti dico addio mio caro, vecchio amico, addio per sempre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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