Il Tirreno

Pisa

La sua intuizione: dall’Ue i veri fondi per lo sviluppo

di Francesco Loi
La sua intuizione: dall’Ue i veri fondi per lo sviluppo

Ha sempre difeso a spada tratta il criticato acquisto della tenuta Gaslini Nel 2009 il congedo dagli incarichi pubblici: «Avanti le nuove generazioni»

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PISA. Che i soldi europei siano lo strumento principale per garantire lo sviluppo oggi lo dicono tutti. Quasi vent’anni fa non era così scontato. Ma per Gino Nunes, già presidente della Provincia di Pisa, quella era sicuramente la strada da seguire. E lo fece con tenacia. L’obiettivo 2, che qualcuno ricorderà, negli anni Novanta era l’equivalente dei più efficaci fondi strutturali di oggi. Il Patto territoriale, altra espressione diversi anni assai diffusa, è stato una sorta di precursore dei Piuss. «Una grande intuizione», la definisce Carlo Scaramuzzino, commosso, per diversi anni al fianco di Nunes come capo di gabinetto della presidenza. Un mese fa ha celebrato il suo matrimonio, quando la vita dell’amico aveva già imboccato la discesa definitiva. Non solo fondi comunitari. La firma dell’amministratore pubblico Gino Nunes è su molto altro. Ad esempio, la riorganizzazione del sistema scolastico dopo il passaggio dallo Stato alla Provincia della proprietà degli edifici delle superiori, da qui l’impostazione del villaggio di Pontedera e la ristrutturazione del complesso di via Croce a Pisa. E poi la rete dei poli tecnologici, con il lancio del centro di Navacchio e di Pont-Tech. E il piano di potenziamento stradale della provincia, con la conquista dei finanziamenti per avviare, su tutti, il rifacimento della superstrada Fi-Pi-Li.

Medico e politico. Gino Nunes era nato a Livorno il primo novembre 1941 e viveva a Cascina con la sua famiglia. Si era laureato in medicina nel 1966 con il massimo dei voti, esercitando poi la professione di medico presso la clinica dermatologica dell’Università di Pisa dal 1968 al 1979, dedicandosi in particolare al trattamento dei grandi ustionati. Nel 1979 ha deciso di lasciare la professione di medico per impegnarsi a tempo pieno nell’attività politica, sua grande passione sin dagli anni del liceo. È stato segretario della Cgil per il settore “enti locali e sanità” e, dal 1979 al 1983, segretario della Camera del Lavoro di Pontedera. Ha fatto parte della segreteria provinciale del Pci, come responsabile della cultura e dell’Università, fino al 1985. Dal 1985 all’87 è stato assessore alle politiche sociali e all’edilizia privata del Comune di Pisa; dal 1987 all’89 vicesindaco con delega al bilancio sempre del Comune di Pisa. Dal 1990 al 2004 è stato presidente della Provincia, ricoprendo la carica per tre mandati consecutivi. Ultimo incarico quello di consigliere regionale, dopo essere stato eletto nella lista Uniti nell’Ulivo.

Caso Gaslini. Da presidente della Provincia una delle ultime scelte è stato l’acquisto della fattoria Gaslini a Montefoscoli. Un’operazione da 15 milioni di euro che non gli ha risparmiato critiche per il peso lasciato sui bilanci della Provincia. Ma Nunes l’ha sempre difesa a spada tratta. Non molti mesi fa diceva: «Non mi pento dell’acquisto. Se non hanno realizzato i tre progetti strategici per cui era stata comprata, non sono fatti miei. Continuo a pensare che fosse possibile dare un servizio alla provincia». Per Nunes era anzitutto «un bellissimo pezzo del nostro territorio salvaguardato dalla speculazione».

Il congedo. Dopo aver concluso il mandato da consigliere regionale, con una lettera pubblica Nunes aveva spiegato perché non si sarebbe più ricandidato. «Concludo non semplicemente per meccaniche e generiche ragioni di età. La motivazione generazionale, considerata da sola ed in forma assoluta, può essere deviante. Il punto vero è che quelli della mia generazione (anagrafica e/o politica) sono storicamente inadeguati di fronte alla rottura dei modelli tradizionali delle relazioni economiche internazionali, dei processi di rimodulazione conseguenti negli equilibri del mondo con gli effetti a cascata della gente e sul loro immaginario collettivo ed individuale: in un sistema aperto non c’è nessuno “buono per ogni tempo e per ogni situazione”. Nel passaggio ad un altro mondo occorre impegnare una generazione nuova, adeguata a questa fase storica». Era l’ottobre 2009. Ma anche questi concetti sono molto attuali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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