Gioco del ponte, Mezzogiorno nel caos
I capitani e le magistrature australi chiedono al Comune di voltare pagina e di non riproporre i vertici militari attuali
PISA. Dal 1998 ad oggi, nel Gioco del ponte, Mezzogiorno ha collezionato solo due successi su sedici edizioni (una è finita pari ed un’altra non è stata disputata). Numeri impietosi che danno un quadro fosco della Parte australe, attanagliata da una maledizione o da una sorta di male oscuro. Nel 2011, con il successo per 4 a 2, sembrava che la musica fosse cambiata; il tonfo di sabato sera, ha riportato nel caos le schiere biancorosse. Caos al quale non si rassegnano i capitani e le magistrature di Mezzogiorno. Sono loro i più arrabbiati per la gestione militare dell’ultima edizione.
«I nostri vertici militari sono formati ormai da troppo tempo da persone non adeguate al ruolo – attacca senza mezzi termini Roberto Orsini, magistrato dei Dragoni -. Mi auguro che questa gente il prossimo anno assista al Gioco dalle tribune, comprando il biglietto».
Orsini parla chiaramente di gestione folle delle montate di Mezzogiorno. «Una strategia suicida – rincara -. Frutto di presunzione e mancanza di umiltà. Una volta andato male il primo scontro di fascia con i Leoni, si è voluto andare avanti con i Delfini mandati contro un Santa Maria che tutti sapevano rinforzati. E che dire del Sant’Antonio con il suo capitano che aveva fatto presente come contro il San Francesco fosse sulla carta superiore?».
Poi contro il San Michele, proprio i Dragoni hanno forzato le decisioni del comando. Ancora il magistrato: «Dopo aver fatto un Gioco di fascia, perdendolo, contro il San Michele volevano mandare il San Marco per tutelarci. Noi siamo uomini. Siamo saliti di forza, pur sapendo la difficoltà. E pensare – sottolinea Orsini – che avevamo lavorato bene per allestire una nazionale competitiva. Anche lì dopo molti contrasti, a guidarla sarebbe stato Davide Rossi. La Parte doveva quindi puntare al tre pari per giocarsela allo spareggio. E invece…».
E il futuro? Chiude in maniera perentoria Roberto Orsini. «Salvare il comando civile, rinnovare completamente la componente militare. Con uno spirito di Parte».
Molto arrabbiato anche Cristiano Scarpellini, capitano del San Marco: «Questo comando non ha ascoltato i capitani. A sopravvalutato le nostre forze e sottovalutato quelle avversarie. Non c’è stato dialogo né tantomeno umiltà. Ero stato sincero con il comando nel dire che non eravamo ancora pronti per sfidare la seconda di Tramontana (i Mattaccini), così come il Sant’Antonio che veniva da un anno difficile non poteva sostenere la terza avversaria. I nostri vertici hanno fatto tutto l’opposto. Vogliamo adesso ripartire da zero con gente nuova e motivata».
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